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1 Maggio: Le lotte operaie in Egitto e l’aumento della conflittualità di classe. Una ricerca del Centro egiziano per i diritti economici e sociali (ECESR)

aprile 30, 2013

Il Centro egiImmagine 6 Aprile pugno chiusoziano per i diritti economici e sociali (ECESR)  ha pubblicato domenica 28 Aprile 2013 un nuovo rapporto che documenta gli scioperi che hanno avuto luogo in Egitto l’anno scorso

Secondo il rapporto, nel 2012, l’Egitto ha assistito a 1.969 proteste da parte dei lavoratori – nel  settore governativo e nei settori pubblici e privati ​​- che segna un notevole incremento rispetto al 2010, quando erano state registrate solo 530 proteste.

Le proteste del 2012 elencate nella relazione rappresentano uno dei più alti livelli di lotta sociale in tutto il mondo e comprendono manifestazioni, sit-in, blocchi stradali e scioperi.

Il trentasei per cento di queste proteste sono state organizzate per chiedere una migliore retribuzione – afferma il rapporto –  andando a sottolineare che sono attualmente in corso in Egitto circa cinque grandi proteste ogni giorno legate esclusivamente al campo del lavoro.

Il rapporto ha continuato ad affermare che 380 proteste si sono tenute per protestare contro la disoccupazione o per la richiesta di contratti di lavoro a tempo indeterminato.

Altre 70 proteste nel frattempo, erano state provocate da pratiche arbitrarie da parte del management nei confronti dei lavoratori.

Il rapporto inoltre ha citato circa 111 proteste contro le gestioni ‘corrotte’ o ‘fallite’ e ha citato altre 29 azioni nelle fabbriche nelle quali i lavoratori chiedevano il ritorno all’operatività di fabbriche e aziende, oltre alla riapertura di aziende che erano state ri-nazionalizzate tramite ordine del tribunale.

Attivisti per i diritti del lavoro e avvocati ECESR sono riusciti a vincere sentenze nei tribunali che ordinano la ri-nazionalizzazione di alcune grosse società privatizzate, tra cui Steam Boilers Company, Omar Effendi, Ideal, Assiut Cement, Nile Ginning Cotton Company, Shebin El-Kom Textiles Company, e Tanta for Flax and Oil. Queste sono state sicuramente delle grandi vittorie che hanno dato una forte spinta anche psicologica al movimento operaio egiziano.

Molti di questi verdetti, però, non sono mai stati applicati. Recentemente, il Primo Ministro Hisham Qandil è stato condannato a un anno di carcere con la sospensione per la mancata attuazione di una sentenza del tribunale amministrativo che aveva ordinato la ri-nazionalizzazione dell’egiziana Tanta for Flax and Oil Company.

Secondo un recente rapporto del Centro per lo sviluppo internazionale, una organizzazione egiziana per i diritti, l’Egitto sta assistendo a un forte picco di proteste sociali del lavoro e di altri, con 1.354 proteste registrate nel solo mese di marzo da 864 proteste nel corso del mese precedente. Ciò significa una media di 44 manifestazioni al giorno, ovvero 1,8 azioni di protesta ogni ora.

Il rapporto afferma inoltre che le proteste sono state effettuate da 40 diverse categorie sociali,  con la maggior parte delle proteste organizzate da individui politicamente non affiliati.

La stragrande maggioranza delle proteste riguarda diritti del lavoro e l’aumento dei prezzi del carburante, aggiunge il rapporto.

Negli ultimi due anni, aggiunge il rapporto, i grandi scioperi in Egitto hanno coinvolto lavoratori ferroviari, operatori del trasporto pubblico, medici e funzionari di polizia.

Dopo la Rivoluzione del 25 Gennaio che ha spodestato l’ex presidente Hosni Mubarak, le aspettative erano alte rispetto ai mali sociali ed economici dell’Egitto, mali che molti hanno visto come i fattori scatenanti della rivolta. Si auspicava la riduzione al minimo di queste inefficienze croniche, e ci si aspettava che le richieste di migliori condizioni di lavoro e salariali sarebbero state soddisfatte.

Secondo il rapporto ECESR, tuttavia, il numero degli scioperi è aumentato quando il presidente Mohamed Morsi dei Fratelli Musulmani  ha vinto le elezioni, essendosi in un primissimo momento alzate molto le speranze per la stabilità economica dopo mesi di incertezza. Ma la conduzione arbitraria, di stampo neoliberista e anti-operaia di Mursi, circondato da una corte di business-men in ottimi rapporti con Washington e che si basano su una visione corporativista, capitalista e neoliberista, condita con un pizzico di carità in omaggio alle prescrizioni coraniche, ha causato una tempesta di scioperi e proteste.

Tuttavia, dal 2011, l’Egitto ha invece visto una debolissima crescita economica e un forte aumento del costo della vita. I tentativi del governo di ridurre i sussidi hanno portato anche ad un aumento generale dei prezzi per i servizi di base, compresa l’energia elettrica e il gas naturale.

In più la valuta locale ha subito una forte svalutazione di quest’anno a causa di calo delle riserve in valuta estera.

Il governo sta cercando di modificare un piano di riforma economica nella speranza di ottenere un prestito di 4,8 miliardi dollari dal Fondo monetario internazionale, dopo che il FMI aveva considerato un piano precedente presentato dal governo Mursi come ‘debole’. Una versione modificata del piano prevede di ridurre ulteriormente le sovvenzioni energetiche e aumentare le tasse di vendita.

Purtroppo i partiti di opposizione, con le sole nobili eccezioni della “Corrente Popolare” del nasseriano Hamdin Sebbahi, dell'”Alleanza Popolare Socialista”, formazione di sinistra nata con la rivoluzione e forse il partito che ha raccolto più militanti rivoluzionari, non h fatto nulla per collegarsi alle lotte operaie e di categoria. Solo queste due formazioni, che rappresentano la sinistra dello schieramento politico stanno lavorando con i sindacati autonomi, ancora non regolarizzati da un ministro del Lavoro che non sopporta il conflitto, ma che nulla può di fronte alla fiera ribellione dei lavoratori egiziani.

Tutto questo in una situazione politica esplosiva e con il paese sull’orlo della fame, ci indica che presto in Egitto, a nostro avviso scoppierà una nuova fase rivoluzionaria dirompente. La rivoluzione in realtà non é mai finita, e gli stessi attivisti continuano giustamente a ripetere che la “rivoluzione continua”, “al thawra mustamirra”. Ma forse presto assisteremo ad un tale livello di conflittualità, dovuto al deteriorarsi delle condizioni materiali di vita a livelli talmente insopportabili che la rivolta generalizzata non può che diventare il naturale sbocco di queste contraddizioni e della rabbia di una popolazione affamata. Un anno fa scrissi che l’Egitto presto avrebbe assistito alla “rivolta della fame”.  Ho la sensazione che il momento si stia avvicinando.

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