Skip to content

L’EGITTO, I FRATELLI MUSULMANI, IL NEOLIBERISMO E IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

agosto 24, 2012

photo_1345652155625-1-0

 

L’EGITTO, I FRATELLI MUSULMANI, IL NEOLIBERISMO E IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

Recentemente il Presidente Egiziano Mohammed Mursy ha sorpreso un pò tutti con una operazione politica in cui è riuscito a ribaltare la situazione di debolezza in cui si trovava. Una situazione che lo vedeva presidente dimezzato perché senza poteri definiti e addirittura senza un Parlamento. Perciò la sua improvvisa e ferma decisione di riprendersi il potere legislativo che era saldamente in mano allo Scaf -liberandosi del Federmaresciallo Tantawi, l’uomo della continuità con il regime di Mubarak, e annullando allo stesso tempo l’ipoteca militare sul suo governo esercitata dallo Scaf tramite la Costituzione provvisoria da esso emanata- aveva sorpreso in molti, che si chiedevano da dove Mursy traesse la forza e la sicurezza per un’operazione ad alto rischio, che se svolta in altri momenti o con modalità diverse avrebbe probabilmente provocato ben altra reazione da parte militare e quindi ben altri esiti, con il rischio di un altro 1954[1]. Una parte della risposta sulla ostentata sicurezza con cui Mursy ha trattato la questione, sta nell’atteggiamento dell’amministrazione Usa, che ha ormai deciso di trattare con i Fratelli Musulmani in forma privilegiata. Quando Hillary Clinton si é recata al Cairo recentemente, ha espresso preoccupazione per la tensione tra Fratelli ed Esercito ed ha invitato i militari a facilitare il passaggio ad un’autorità civile il prima possibile, facendo pressioni su Tantawi e Scaf perché cedessero finalmente una buona quota di potere ai Fratelli Musulmani ed alle personalità politiche elette dal popolo egiziano. La ragione di tanta simpatia per i Fratelli Musulmani e per il loro partito politico Freedom and Justice da parte dell’amministrazione Usa  diventa facilmente comprensibile se si legge il programma economico dei Fratelli Musulmani, che contrariamente a quello che pensano in molti anche tra i loro elettori stessi è un programma che in Europa definiremmo di destra neo-liberista radicale. (purtroppo in Egitto si é votato molto più per “identità” che secondo i programmi politici)

Una delle motivazioni che rendevano così sicuri i Fratelli Musulmani e Mursy erano sicuramente gli accordi con il Fondo Monetario Internazionale che sottobanco si stavano svolgendo ormai da mesi. I Fratelli Musulmani, con in testa alcuni miliardari del movimento come Khayrat El Shater o Hassan Malek,[2] fondatore dell’associazione “islamic oriented business men”[3], da lungo tempo trattavano con il FMI per questo prestito e per l’applicazione delle politiche neo-liberiste in Egitto,  che piacciono al Fondo Monetario, in totale continuità con le politiche neo-liberiste portate avanti da Mubarak. Ora il Primo Ministro Hisham Qandil ha chiesto a Cristine Lagarde, direttrice del Fondo Monetario Internazionale, un prestito di  4,8 miliardi di dollari. [4]La Lagarde e il Presidente Mursy si erano incontrati personalmente per esaminare la questione del prestito e Cristine Lagarde si é dimostrata entusiasta per la volontà della nuova leadership ad implementare le politiche del FMI, sostenendo di portare nuove politiche in Egitto: ” Quello che penso che sia diverso qui….è davvero il prestare particolare attenzione ai diseredati, ai poveri in quei paesi. Una cosa che il FMI ha imparato a seguito della transizione araba … è che i numeri non dicono tutto e dobbiamo esaminare veramente con precisione cosa c’è dietro i numeri. Chi trae vantaggio dalla crescita? Chi beneficia di sovvenzioni? Come sono i frutti della crescita assegnati in un determinato paese?” Domande che in Egitto dovrebbero risuonare paradossali dopo che gi ultimi accordi con il FMI del 1991 avevano portato nel decennio successivo alla privatizzazione totale o parziale di circa un terzo delle imprese possedute dallo Stato. Politiche proseguite poi durante tutta l’era Mubarak e che hanno determinato l’arricchimento a dismisura di una elite piccolissima e con forti legami col potere politico della corte di Mubarak e il progressivo impoverimento di tutta la società egiziana, con un ceto medio ridotto ai minimi termini e una grande maggioranza di egiziani che vive in condizioni di estrema povertà.

Che i Fratelli Musulmani fossero dei partner affidabili l’amministrazione Usa lo aveva capito sin dagli anni di Mubarak, quando all’arresto del miliardario Khayrat el Shater, il governo americano si turbava per le conseguenze che avrebbe potuto provocare nel libero mercato della regione, mentre gli incontri tra la leadership della Fratellanza e i vertici della politica e della finanza Usa si protraggono da anni. Gli Usa anno trovato nell’organizzazione dei Fratelli Musulmani un antidoto alle rivendicazioni  troppo radicali della rivoluzione, e viste anche le posizioni anti-sindacali e conservatrici dei Fratelli Musulmani e del loro braccio politico Freedom and Justice Party, hanno anche compreso come grazie alla capillarità della loro struttura potessero intervenire in ogni situazione conflittuale, a partire dai luoghi di lavoro, con la loro attitudine corporativa e collaborazionista per ripristinare la pace sociale, anche grazie all’uso strumentale della religione. Gli Usa hanno poi trovato nei Fratelli Musulmani una classe borghese imprenditoriale che avrebbe ben potuto sostituire i business-men legati al partito di Mubarak, la Npd. Il pensiero economico dei Fratelli Musulmani non si discosta affatto da quello dei loro predecessori mubarakiani, la differenza che i Fratelli stessi tengono a rimarcare è la minore corruzione, ma in economia i Fratelli Musulmani si rivelano ampiamente, sia in via teorica che pratica, una forza politica reazionaria e conservatrice che potrà ben opporsi alle nuove richieste delle classi lavoratrici egiziane, sempre più organizzate, in un momento in cui la conflittualità dei nuovi sindacati indipendenti si sta facendo sempre più alta, e le richieste di maggiori diritti, di salari più alti, di giustizia sociale, e di democrazia dei luoghi di lavoro sono argomento all’ordine del giorno.

D’altronde l’amministrazione USA sa bene che al contrario dei salafiti, che infatti hanno rifiutato il prestito del FMI in quanto “haram”, proibito dall’islam poiché basato sugli interessi e quindi sull’usura, i Fratelli Musulmani sono alquanto elastici e pragmatici su queste questioni,  e che coinvolgerli nella gestione del potere avrebbe portato solo giovamento alle dinamiche ultra-liberiste della finanza mondiale. I Fratelli Musulmani sono infatti, come accennato, totalmente in grado di sostituire in tutto e per tutto l’ex-partito stato di Mubarak, e per questo hanno lavorato ad una ricomposizione con l’esercito, prima dialogando e trattando con lo Scaf, poi facendone fuori  la vecchia guardia legata a Mubarak nelle persone del Federmaresciallo Tantawi e da ‘Anan sostituiti in una notte con ufficiali più giovani, più vicini agli islamisti e più malleabili. Poco importa che siano gli stessi che eseguivano i “test di verginità” sulle ragazze arrestate (il nuovo Capo dell’esercito, Al Sissi, é proprio l’alto ufficiale che aveva dato il via a questa pratica barbara e repressiva), e che il loro curriculum mal si sposi con quel nuovo corso di un nuovo Egitto in cui i diritti umani diventino una priorità come chiedevano i rivoluzionari; l’importante é che il business possa continuare come prima, l’esercito mantiene il controllo del suo business, valutato in un 20-40% dell’economia egiziana e i Fratelli Musulmani escono finalmente dal ghetto e possono partecipare alla spartizione dovuta ai vincitori.  La visione economica dei Fratelli Musulmani é tra le più neoliberiste che si possano: partendo dal concetto base enunciato nel programma economico del FJP della “proprietà privata come la gemma dell’islam” ed arrivando a proposte come la creazione di una cassa sociale, con i fondi della elemosina rituale, la zakat che vada a finanziare la sanità e l’istruzione…che avviliscono il diritto dell’essere umano ai bisogni necessari per portarlo sul piano della carità personale e dunque della “concessione” e non del “diritto”.

Compito della sinistra egiziana é far comprendere a quel popolo che ha votato per il partito dei Fratelli Musulmani, l’FJP, che chi tutela gli interessi popolari non può essere chi vuole implementare delle politiche strutturalmente ingiuste e portatrici di disuguaglianze sociali forti come quelle del periodo Mubarak, con la pretesa che tutto vada bene solo perché loro sono meno corrotti o dicono di esserlo, e perché il sistema delle elemosina funzionerà meglio…. se le politiche sono ingiuste anche tutta l’eventuale onestà e carità del mondo sarà di ben poco beneficio. Per le classi popolari egiziane il conto da pagare per obbedire alle politiche neo-liberiste si é già rivelato troppo alto, uno degli scopi della rivoluzione era anche quello di riparare alla profonda ingiustizia sociale, ma questo necessita una revisione completa delle politiche economiche egiziane.

Paolo Gonzaga


[1] Nel 1954 con l’avvento di Nasser, due anni dopo la “rivoluzione” degli Ufficiali Liberi i Fratelli Musulmani che avevano avuto buoni rapporti con i militari, subirono una campagna repressiva spietata che ebbe pesanti ripercussioni sull’ambiente dell’islam politico.

[2] Questa nuova classe di imprenditori miliardari nei Fratelli Musulmani formatasi sotto la dittatura di Mubarak, in cui ci sono alcune delle personalità più ricche di tutto l’Egitto, sono oltretutto potentissimi perché rivestono le cariche più importanti dell’organizzazione, dove si decidono le politiche dei Fratelli e del loro partito politico FjP. Anche per questo la Faratellanza si é spostata su posizioni sempre più neo-liberiste, che si traducono in ulteriori privatizzazioni, deregolamentazione del mercato del lavoro, ricorso ai prestiti del FMI e della Banca Mondiale.

[3] Associazione di business men legati alla Fratellanza che dovrebbe avere un ruolo di primo piano nel progetto social-economico “Al Nahda” con cui si é presentato Mursy alle elezioni presidenziali.

[4] A metà agosto circa, alla presenza di Hisham Qandil,  il ministro per la pianificazione e la cooprazione aveva firmato la richiesta di un prestito di 200 milioni alla Banca Mondiale. Il primo ministro Hisham Qandil, un tecnocrate che aveva lavorato all’Africn Developmente Bank e che era stato Ministro dell’irrigazione con l’ultimo governo di Ganzuri, fu scelto da Mursy come Primo Ministro, dopo una lunghissimo periodo di ricerca, 3 giorni dopo una riunione dei vertici dei Fratelli Musulmani, dell’Ufficio di Dirigenza (Maktab al Irshaad) . Questo e altre sue caratteristiche portano in molti a sospettare che  appartenga segretamente alla Confraternita. Le opposizioni accusano Mursi di scarsa indipendenza dall’associazione dei Fratelli Musulmani e di aver lasciato scegliere il Primo Ministro alla Guida Suprema dei Fratelli, il radicale ex-compagno di carcere di Sayyd Qutb, Mohammed Badi’e e di essere succube dei personaggi chiave della Fratellanza, a partire dal miliardario Khayrat El Shater.

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: