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La rivoluzione continua

giugno 26, 2012

Mursy presidente e la rivoluzione

E alla fine ha vinto Mohammed Mursy, il candidato Fratello Musulmano. Il neo presidente dell’Egitto in realtà sa bene, e con lui i Fratelli Musulmani e il loro partito politico “Freedom and Justice”, che la vittoria è arrivata solo perché  Mursy è stato ampiamente supportato da tutti coloro che temevano il ritorno del vecchio regime se avesse vinto il candidato dell’Esercito Ahmed Shafiq, primo presidente provvisorio dopo Mubarak e fatto dimettere dal popolo di Piazza Tahrir dopo soli 5 giorni di presidenza. Infatti il movimento rivoluzionario con tutte le sue variegate componenti, si era diviso tendenzialmente in due, dopo la delusione di aver visto sfumare il ballottaggio all’amatissimo Hamdiin Sebbahi, socialista nasseriano (e con un feeling particolare con la piazza): una parte, forse maggioritaria, aveva deciso di boicottare le elezioni e una parte aveva deciso di accordarsi con Mursy, più che bisognoso di voti, vista anche la forte perdita di consenso da parte dei Fratelli Musulmani che è apparsa evidente sin dal primo turno, dopo le pessime performance parlamentari e un’enorme perdita di popolarità nelle strade egiziane per il loro supporto quasi cieco allo Scaf (lo Stato Maggiore delle Forze Armate) e i numerosi tradimenti verso la rivoluzione.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     Negli ultimi mesi tuttavia qualcosa era cambiato nei rapporti sino ad allora decisamente troppo amichevoli tra Fratelli Musulmani e SCAF, e si era arrivati ormai allo scontro. Prima lo scioglimento del Parlamento, in realtà accolto con gioia da gran parte della sinistra e dei gruppi rivoluzionari, poiché visto come inutile, antico e portatore di vecchi equilibri e anche perchè dominato dagli islamisti. E prima ancora lo scioglimento dell’ assemblea costituzionale anch’essa dominata  dagli islamisti e ora la sfida presidenziale, il cui risultato  ha provocato molta ansia e tensione. Il poco carismatico Mursy ha vinto perché tra i due mali è stato considerato “male minore” rispetto  al candidato della restaurazione.  La “Coalizione Rivoluzionaria 25 Gennaio” ad esempio aveva optato per invitare ad annullare la scheda, la maggior parte dei gruppi di sinistra o rivoluzionari come “I giovani per la Libertà e la Giustizia”, i seguaci di El Barade’i, l’“Alleanza Popolare Socialista” i “Socialisti Rivoluzionari”……insomma buona parte del popolo della rivoluzione aveva invitato a boicottare totalmente un ballottaggio probabilmente frutto di qualche forzatura [1] ed in ogni caso poco invitante per i rivoluzionari laici. Altri gruppi invece, come il Movimento 6 Aprile di Ahmed Maher, o personalità famose, dall’ex-favorito alla presidenza Abul Futtuh, a Wael Ghoneym, il manager di Google diventato un’icona rivoluzionaria per buona parte della stampa mondiale[2]  e altri, avevano invece optato per un aperto supporto a Mursy, pur rivendicando la loro distanza dalla Fratellanza, e ottenendo, almeno secondo gli accordi dichiarati da alcuni esponenti politici, la garanzia da Mursy di un governo e un’assemblea costituente che siano espressione di tutte le tendenze politiche.                                                                                                                                                                                                                                           Mohammed Mursy è assurto a simbolo della lotta anti-“fulul” (come vengono chiamati i nostalgici del vecchio regime) e grazie a questo ha vinto. Doveva  fronteggiare un avversario che incarnava lo spirito anti-rivoluzionario in ogni aspetto, che lo rivendicava apertamente e che purtroppo, grazie alla tattica dello Scaf di protrarre la tensione sin dalla cacciata di Mubarak aveva acquisito un grosso bacino elettorale, tra il cosiddetto “partito del sofà” “(hizb al qanaba”) , i “fulul” e coloro che incolpano il movimento rivoluzionario di aver messo in crisi l’economia, la stabilità ecc. Riesce comunque difficile non pensare che in questi due giorni di ritardo non si sia compiuto un accordo politico tra Fratelli Musulmani e Scaf. I vertici dei Fratelli Musulmani difficilmente sarebbero andati a una pura prova di forza con uno Scaf che hanno sempre appoggiato e che temono terribilmente. L’ipotesi piu’ probabile é che abbiano trattato con lo Scaf e infine trovato l’accordo, tanto più che i poteri del presidente sono stati ridotti enormemente da un decreto dello Scaf il giorno precedente le elezioni. Probabilmente lo Scaf continuerà a fare quello che vuole, e comandare il suo impero senza competitori esterni (l’Esercito possiede dal 20 al 40% dell’economia egiziana), e Mursy e i Fratelli dopo la botta dello scioglimento del parlamento avranno finalmente uno spicchio di potere da gestireE i movimenti rivoluzionari si preparano a ritornare in piazza…….. Chi per il momento perde in questo gioco politico sono i giovani degli slum che hanno scommesso la vita in questa rivolta, che hanno condiviso sin dal primo giorno, e a cui si sono dedicati per affermare il loro diritto di esistere. Ma la loro lotta continuerà lo stesso, dopo 18 mesi di economia totalmente ferma, le reti di supporto sociale sempre più indebolite,  decine di milioni senza lavoro, paghe da fame e congelamento pressoché totale dei servizi,   ormai sono sempre di più coloro che non hanno più nulla da perdere, e la prossima volta potrebbe essere davvero la rivoluzione del pane. Per questo lo slogan che risuona ovunque in Egitto in questi giorni, la rivoluzione continua, potrà sembrare velleitario per la condizione dei movimenti oggi non proprio ottimale, ma se letto in prospettiva appare decisamente realistico.

Ath-thawra mustamirra, La rivoluzione continua.

Paolo Gonzaga


[1] ricordiamo che al primo turno il candidato arrivato terzo, tra i candidati supportati dai rivoluzionari, il sunnominato socialista nasseriano Hamdiin Sebbahi, aveva denunciato, pare a ragione, il voto irregolare di 900.000 militari pro-Shafiq che in quanto militari non avrebbero potuto votare e che invece avrebbero cambiato l’esito del voto, data la vicinanza tra i primi 4 candidati, ma soprattutto tra Shafiq arrivato secondo e Sebbahi arrivato terzo. Se il ballottaggio avesse sancito una competizione finale Mursy-Sebbahi sarebbe stata tutta un’altra storia, ma lo Scaf non lo avrebbe mai permesso.

[2] E alterando la percezione globale rispetto alla composizione di classe in Piazza Tahrir tra i rivoluzionari. Molti ancora pensano sia stata una rivolta organizzata dalle elite borghesi e acculturate, e mentre se è vero che questa componente è stata presente e ha svolto un ruolo molto efficace, non si dice mai che il popolo di Tahrir è fatto in realtà di giovani e meno giovani degli slum del Cairo che hanno visto nella rivolta una possibilità di affermazione esistenziale e di reazione ad un potere percepito come opprimente, classista e che li ha sempre considerati e trattati da cittadini di “serie c”.

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