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In vista delle elezioni presidenziali egiziane

marzo 13, 2012

SULLE PRESIDENZIALI EGIZIANE

In Egitto ci si avvicina alle elezioni presidenziali, che saranno un momento molto importante per il paese: queste elezioni potrebbero portare realmente alla crisi degli equilibri su cui si é retto l’Egitto dal post-“rivoluzione” ad oggi,  equilibri che verranno certamente posti in discussione, specialmente riguardo il ruolo formale delle Forze Armate nella vita politica egiziana. La nuova Costituzione é ancora in alto mare, ed il dibattito se fare prima la Costituzione o le Presidenziali ha perso ogni fattibilità visto che ancora si parla di creare la commissione….., perciò : alle urne subito! Tanto più che anche una ampia parte dei Fratelli Musulmani sembra mettere da parte l’abituale “cortesia” con cui trattano di solito il Consiglio Supremo delle Forze Armate, e la loro base soprattutto comincia a rivendicare sempre più ampi spazi nella vita politica, cosa che ovviamente cozza con gli interessi militari. Perciò pare difficile che l’asse Fratelli Musulmani-Esercito possa reggere ancora a lungo, se non tramite un candidato che riesca a far convergere gli interessi delle due entità più potenti d’Egitto, cosa a cui molti stanno lavorando.

Quindi, visto che le elezioni presidenziali sono ufficialmente indette, cominciamo con l’analizzare i principali tra i ben 158 pretendenti alla carica della Presidenza, (tanti sono coloro che hanno pubblicamente sostenuto la loro corsa alla Presidenza). Gli aspiranti candidati presidenziali hanno cominciato ad iscrversi, infatti dal 10 Marzo all’8 Aprile é il tempo designato per registrarsi per la corsa presidenziale, poi molti saranno tagliati fuori dalle condizioni per presentarsi. La condizione più semplice é quella di avere il supporto di 30 deputati del Parlamento, altrimenti si può competere anche tramite la presentazione di 30.000 firme valide di elettori egiziani, un numero molto basso che dovrebbe consentire a molti anche a sinistra di competere, o anche attraverso lo sponsor di un partito, che abbia seggi in Parlamento in entrambe le Camere [1]. Poi il 23-24 Maggio ci saranno le presidenziali e se nessuno, come é ipotizzabile, avrà il 50% più uno, ci sarà un ballottaggio tra i due candidati piazzatisi per primi, il 16-17 Giugno ed il 21 Giugno il Presidente sarà proclamato alla nazione, così da completare il passaggio ad un’autorità civile e la fine del governo militare. Se tutto va bene, anche se non so perché ma non credo sarà così facile. Specie con il fatto che la nuova Costituzione non é ancora stata nemmeno pensata…..

Il candidato più forte, é vulgata comune, sarà quello appoggiato dai Fratelli Musulmani, che anche in virtù della dichiarata volontà salafita di convergere sul candidato indicato dalla ” Jama’ah al Ikhwan al Musilimiin” (nome completo in arabo dei Fratelli Musulmani, cioè “Società dei Fratelli Musulmani”) potranno incidere moltissimo sulla scelta del candidato a loro più consono. Ed é anche logico visti i risultati delle elezioni parlamentari. I Fratelli Musulmani, come vedremo, non si sono ancora definitivamente espressi, però ci sono candidati molto forti sin d’ora, come quella del Dr.Abdelmoneym AbulFuttuh, ex-Fratelli Musulmani[2], che pure é diventato un nemico nelle alte sfere della Fratellanza, che hanno minacciato l’espulsione per chiunque voterà per il Dr. AbulFuttuh, a sua volta espulso subito dopo la rivoluzione per la sua dichiarata volontà di candidarsi contro il parere della Direzione dei Fratelli Musulmani. (Direzione rimasta in mano alle correnti più tradizionaliste) Pare, dagli articoli dei giorni recenti e da varie interviste e voci di corridoio, oltre che dichiarazioni ambigue, perché poi sempre negate, che i Fratelli invece appoggeranno assieme ai salafiti, coerentemente con quanto sempre predicato, un candidato non strettamente loro, ma culturalmente molto vicino. Questi viene indicato in Hossam El Ghariani, Presidente del Consiglio Supremo della Magistratura.  Se El Ghariani avesse davvero l’appoggio ufficiale dei partiti principali, “Freedom and Justice”, (il partito politico ufficiale dei Fratelli Musulmani, al netto delle varie micro-scissioni), e il salafita Hizb an-Nur, diventerà uno dei candidati con maggiori chances di vittoria. Prima sembrava che i Fratelli Musulmani avrebbero appoggiato l’intramontabile Mansur Hassan[3] , che però il Wafd, abbandonando ‘Amr Moussa, si é affrettato a sostenere proprio quando sembrava essere diventato il candidato della Fratellanza e dello Scaf al tempo stesso, In effetti Mansur Hassan, era stato da molti indicato come il frutto perfetto della mediazione Fratelli Musulmani-Esercito avendone tutte le caratteristiche, essendo un 70 enne ex-ministro di Sadat, proveniente dall’Esercito e a lungo brillantissimo secondo uomo di Sadat (che con i Fratelli Musulmani filtrò a lungo in funzione anti-comunista nel contesto degli anni ’70), fino a che la sua stella brillò troppo, al punto da far temere a Sadat una sua esagerata popolarità che lo portò ad un immediato e probabilmente immeritato ridimensionamento.  Perciò gli opportunisti per antonomasia in Egitto, il partito “Wafd” si sono “appropriati” di un ottimo candidato, che però senza appoggio islamico non vale più molto. I militari d’altronde hanno comunque un loro candidato nel caso fallissero le mediazioni politiche con  i Fratelli Musulmani e con i salafiti, dichiaratisi apertamente disponibili a sponsorizzare un candidato dell’Esercito (oltre ad aver indicato di voler appoggiare il candidato che indicheranno i Fratelli Musulmani….strane triangolazioni…..): il loro Ahmed Shafiq, primo presidente del consiglio “per la transizione” dopo Mubarak, fatto cadere dopo pochissimo. Altre voci riportano di un interesse dei Fratelli Musulmani verso il giovane Basem Kafaga[4], e che alcuni settori salafiti  potrebbero appoggiare Hazem Abu Ismail, anche se apertamente i partiti salafiti stiano cercando un altro più addomesticabile candidato e soprattutto, come si accennava, di convergere su quello che proporrà la Fratellanza [5]. Hassan al Bashbishi, guida del partito ufficiale dei Fratelli Musulmani, “Hurriya wa ‘Adala/Freedom and Justice”  ha imprudentemente dichiarato il suo supporto, facendo pensare che anche l’organizzazione fosse dello stesso parere rispetto a Hossam El Ghariani. Ed é un’ipotesi decisamente plausibile, sebbene la dirigenza dei Fratelli Musulmani non abbia ancora preso una posizione ufficiale. Sembra infatti che fino ad ora i candidati che potranno godere del supporto dei Fratelli Musulmani siano appunto Hossam El Ghariani, o eventualmente una persona dalle caratteristiche molto simili alle sue: Tareq Al Bishri. Tariq al Bishri fu chiamato a capo della commissione che si occupò delle modifiche alla Costituzione poi votate in un referendum che divenne un’ordalia tra laici e islamisti, senza che si guardasse purtroppo davvero il contenuto, a causa di alcuni estremismi da entrambe le parti, quella islamista in particolare, di cui la famosa scena rivista migliaia di volte su you tube, dello sheikh salafita Mohammad Yaq’ob, che parla di “ghazwat al sanadiiq”[6], usando il linguaggio coranico per parlare di vittoria nelle urne é solo uno dei simboli, ma che fu fatta di prediche intense in ogni moschea d’Egitto sul dovere di ogni buon musulmano di votare per il “Sì” poiché garantiva il rispetto dell’art.2 della Costituzione egiziana che riporta che la “sharia’ah islamica é la principale fonte di legislazione” . Principio sancito da Sadat, ma che fu mantenuto da Mubarak e che però non fu mai pienamente applicato, essendo la shari’ah usata solo nel codice civile, e praticamente nulla in quello penale.

La vittoria di AbulFuttuh avrebbe grande peso nell’evoluzione del movimento islamico in Egitto, spingendolo verso una direzione “turca”[7] , verso un Egitto laico ma consapevole e custode delle sue tradizioni arabe e islamiche e garantirebbe l’indipendenza e l’assoluta “non-accomodanza” con i militari, che é quello che serve all’Egitto ora. L’elezione del dr. Abul Futtuh porterebbe l’Egitto di avere un Presidente che vuole sinceramente liberarsi dal giogo militare. Vedremo alla fine che forse potrebbe essere il “voto-utile” in funzione anti-candidato “Vecchia Nomenklatura-Consiglio Supremo delle Forze Armate (Scaf)” che é già espresso in Ahmed Shafiq, ma che se vedesse l’assenso ben più importante e grave dei Fratelli Musulmani e dei salafiti  diventerebbe un pericolo serio per la democratizzazione e de-militarizzazione della vita politica egiziana.  Benché cresciuto nei Fratelli Musulmani, Abul Futtuh, é molto avverso ai vertici dei Fratelli Musulmani, che non gli perdonano l’indipendenza dimostrata né la linea politica troppo riformista e “socialista”. Ma tanto é avverso alla vecchia leadership quanto é gradito dai giovani stessi dei Fratelli Musulmani, molti usciti in “Tayyar Masri” (Egyptian Current che correva alle elezioni con “The Revolution Continues)  che ufficialmente supporta Abul Futtuh , altri usciti in “Nahda” o nel “Wasat” ancora nel ’96, e molti ancora nei Fratelli, come anche é amato dall’area che vota i partiti islamisti moderati suddetti o il partito stesso dei Fratelli Musulmani, “Freedom and Justice”. Il Dr. Abul Futtuh ha parecchie frecce al suo arco: la prima di esse é l’investitura ricevuta dal famosissimo ed influente telepredicatore e sapiente Sheykh Al Qaradawyi, che avrà un grande influsso su tutto l’elettorato islamico, soprattutto sull’elettorato che ha votato per il partito dei Fratelli Musulmani, “Freedom and Justice”, milioni e milioni di egiziani/e. Poi Abul Futtuh ha messo in piedi la sua macchina elettorale da lungo tempo, é stimato sia dai laici che dagli islamisti e ha infatti fatto sempre da ponte tra queste due culture, fondando con marxisti e laici, il movimento “Kifeya” (Ora Basta), primo movimento organizzato contro Mubarak. Molti laici voteranno Abul Futtuh, troppa la stima nella persona e nell’uomo politico. A riprova dell’apertura mentale del personaggio, il suo consulente per la campagna elettorale é un noto marxista. Ha una piattaforma con forti sfumature progressiste, punta molto sulla giustizia sociale, é tra i candidati che più stanno usando i social network, ed é anche tra i più amati dai giovani di Piazza Tahrir, laici o islamisti. Ci sono addirittura molti giovani di sinistra che voteranno Abul Futtuh.

Ma per uscire dal campo in qualche modo legato al mondo islamico, abbiamo due candidati che sono molto forti, il primo in particolare: ‘Amr Moussa. Sconta però i suoi legami con il vecchio regime, sebbene dai suoi estimatori sia amato e considerato un elemento che il regime ha fatto fuori conferendo incarichi internazionali, pur di non rischiare che crescesse di popolarità in Egitto, oscurando il Ra’is Mubarak. Ma ‘Amr Moussa rimane sempre un ex-ministro di Mubarak. Potrà contare sul voto delle elite, su tanti soldi per la campagna elettorale e quindi potrebbe accadere anche che vinca.

Ma il campo laico farebbe bene ad affidarsi al giudice Al Bastawisi, il più pulito e probabilmente il più forte contendente in campo laico, assieme al nasseriano Hamdiin Sebbahi, personalità totalmente diversa e su cui dovrebbe puntare la sinistra in particolare, che invece si divide su due personaggi validissimi ma semi-sconosciuti e certo senza i mezzi per poter competere seriamente: Abu Ezz El Hariri, leader del nuovo partito di sinistra “Socialist Popular Alliance Party” ed ex-dirigente del “Tagammu'” e Khaled Ali, un bravissimo attivista per i diritti umani, ma si rischia una dispersione che non é lecito concedersi in questo momento. Fortunatamente le presidenziali sono molto diverse dalle politiche e le speranze di avere un presidente libero e determinato a portare finalmente l’Egitto alla democrazia si fanno più intense…..[8]

Hamdiin Sebbahi, é forse il candidato più di sinistra che ha più possibilità di successo, ma per questo dovrebbe impegnarsi la sinistra tutta. Una vita di attivismo e di sogno socialista, anche questa ultima rivoluzione lo ha visto in prima fila….[9] Sembra però che il partito storico della sinistra egiziana, il “Tagammu'” darà indicazioni di voto per Hamdiin Sebbahi.

Infine, come menzionato precedentemente, c’è il candidato che per ora più appare come il frutto dell’opzione militare: Ahmed Shafiq. Anche lui alto esponente dell’Esercito, sarebbe anch’egli tra i peggiori presidenti possibili, perché nulla cambierebbe e porterebbe anzi l’Egitto alla restaurazione più completa…..

Insomma ancora é presto per riuscire a selezionare i 2-3 candidati che si giocheranno davvero la Presidenza, anche se a mio personale avviso a giocarsela saranno ‘Amr Moussa, Abdelmoneym Abul Futtuh, e il candidato o i candidati che verrà o verranno indicati dai Fratelli Musulmani e dai salafiti. Per ora anche tutti i maggiori partiti devono ancora dare le loro indicazioni di voto, anche se nelle Presidenziali i partiti non hanno grande influenza. [10]

Queste presidenziali possono portare fuori l’Egitto dal pantano in cui si trova, ma solo se vincerà un candidato non gradito all’establishment attuale, che trova sua espressione più concreta nell’Esercito.

Paolo Gonzaga


[2] Vedi Paola Caridi in “Invisible Arabs”, pp.156-159, Feltrinelli, Gennaio 2007, Milano

[4] Managerial and Educational development expert

[5] Su questo argomento vedere: http://www.egyptindependent.com/node/702226

[7] Vedi Paolo Gonzaga “Islam e democrazia-i Fratelli Musulmani in Egitto”, pp.100-101-102 ed. Ananke, Maggio 2011, Torino

[10] Per gli 80 candidati più famosi, tra cui poi bisogna fare un’ulteriore impietosa tosatura, perché tr questi 8, solo pochissimi sono in condizione di competere realmente: http://anarabcitizen.blogspot.com/2012/03/full-list-of-egyptian-presidential.html

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