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Sulle elezioni tunisine…..

novembre 4, 2011

Carissimi lettori e visitatori, oggi riprendo un mio articolo pubblicato sul sito di “Sinistra Ecologia Libertà”, della Lombardia: http://www.sellombardia.it/  ho voluto che uscisse prima sul sito che sul blog, così che SEL ha avuto quindi l'”esclusiva”. Ma per il partito/progetto politico più interessante, più promettente per il futuro della sinistra e dell’Italia tutta, questo e altro…..

Elezioni tunisine. Quale futuro per la primavera araba

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Paolo Gonzaga*Un osservatorio sul mondo arabo Blog di Paolo Gonzaga

E’ finita come ci si aspettava: il risultato delle elezioni tunisine non ha sorpreso nessuno tra chi seguiva da vicino questo paese e i paesi vicini.
Il partito islamista “An-Nahda” è risultato di gran lunga il primo partito, con il 41,5% dei voti e 90 seggi (per un’Assemblea Costituente che sarà composta di 217 seggi in totale).

Sul versante laico nonostante la vittoria di “An-Nahda”, il variegato fronte dei partiti di sinistra è andato molto bene.

Infatti il secondo partito per voti e seggi é il partito guidato dall’attivista per i diritti umani Moncef Marzuki, il “Congress for the Republic”(1) un partito che si distingue per l’estrema attenzione ai diritti umani, e che ha conseguito 30 seggi.

“Al Takattul”(Forum) conosciuto anche significativamente in inglese come: “Democratic Forum for Labor and Liberties” ha guadagnato ben 21 seggi, è un partito sullo stampo del socialismo europeo, laico, attento alle classi più basse e alle classi medie, ha sempre mantenuto un approccio social-democratico intransigente.

Molti dei suoi dirigenti provengono dalle classi intellettuali e dal mondo delle professioni, ed è guidato da un medico carismatico, Mustafa Bin Jafaar, che si propone di concorrere anche alla presidenza della Repubblica.
Delusione invece per Il Partito democratico progressista (Pdp), che esiste dagli anni ’80, dato come secondo nei sondaggi.

Ha guadagnato solo 17 seggi. L’attuale segretaria è Maya J’ribi, ma il vero leader è il suo fondatore Najib Chebbi.

Questo partito si colloca in una posizione di centro-sinistra, il che non gli ha impedito di flirtare a turno con gli islamisti e con gli orfani di Ben Ali, il che gli ha fatto perdere molta credibilità.

“El Tajdid”, l’evoluzione social-democratica dell’ex-partito comunista, ora “Polo Modernista Democratico” ha invece raggiunto i 5 seggi.

Infine arrivando alla sinistra più radicale, il Partito Comunista Lavoratori Tunisini (Pcot) che ha candidato la famosa avvocata Radhia Nasrawi testa di lista a Tunisi, ha preso 3 seggi.

Una tabella con risultati e seggi la troviamo qui: Risultati Elezioni

E mentre appena avuti i primi risultati gli esponenti di “An-Nahda” hanno annunciato l’intenzione di formare un governo di coalizione e hanno rassicurato tutti sulle loro intenzioni di rispettare la laicità della Tunisia, nella zona di Sidi-Bouzid -dove era scoppiata la rivolta che diede il “via” alle primavere arabe- sono avvenuti violenti scontri che hanno portato al rogo di sedi istituzionali e della sede degli islamisti del Nahda, oltre a numerosi feriti e a battaglie campali tra popolazione e forze dell’ordine, a causa dell’annunciato annullamento di alcuni voti e quindi di numerosi seggi per la formazione del “al Haritha al Shabiyya” o “Popular Petion”, guidata da un tycoon miliardario, particolarmente forte nella zona di Sidi-Bouzid.

Gli islamisti hanno vinto per vari motivi che esamineremo, ma la sinistra nel paese c’è ed è viva e vegeta, deve solo imparare ad essere più unita e la società è profondamente laica e consapevole.

Perciò la vittoria elettorale islamista non dovrebbe spaventarci troppo. “An-Nahda” si presenta come un partito islamico moderato, una specie di Democrazia Cristiana in salsa tunisina e musulmana, sostiene di prendere come modello la moderata “Akp” turca, propende per una democrazia parlamentare e sicuramente ha dei vertici che non impensieriscono troppo rispetto alla laicità dello stato.

Il problema sta forse più nella base e nei quadri intermedi.
Inoltre è sempre importante notare e tenere bene a mente che nonostante l’ottimo risultato elettorale, gli islamisti non sono comunque la maggioranza della popolazione; c’è un 60% che non vuole “An-Nahda” al governo ed è un dato molto importante che non si può trascurare.
Queste prime elezioni tunisine libere sono state un evento storico, con un’altissima percentuale di votanti, circa il 90%, il che è già un segnale importante per una nazione che si presentava al primo vero appuntamento della sua storia con le urne.

Certo, molti osservatori hanno fatto notare alcune rilevanti scorrettezze, come la presenza di elementi del partito islamista An-Nahda fin dentro i seggi, la poca privacy al momento di votare e altre irregolarità, tanto che sin dalle prime ore una piccola folla si era riunita per contestare lo svolgimento delle operazioni di voto, oltre che di spoglio, avvenuto con una lentezza davvero esagerata.

Ma non si può negare che sia stato un primo test per la prima delle primavere arabe, un laboratorio più che riuscito e una festa per tutti i tunisini e le tunisine.

L’entusiasmo e la partecipazione -molto alta anche quella femminile- sono già di per sé due elementi molto importanti: finalmente, anche se l’esito delle elezioni non ci piace per nulla, nasce comunque una nuova sovranità popolare e la Tunisia riprende un cammino democratico troppo a lungo soffocato. Il risultato elettorale tunisino, già quasi scontato sin dalla partenza, è probabilmente un assaggio di quello che vedremo in Egitto, dove è avvenuta la rivoluzione più simile a quella tunisina per modalità ed evoluzione e dove fra circa un mese, il 28 Novembre, inizieranno le elezioni parlamentari.

Il dato che viene dalle elezioni tunisine è stato l’ampio consenso riportato dal partito islamista, ramo tunisino dei Fratelli Musulmani egiziani.
Il successo di “Harakat an-Nahda”, “Movimento del Risveglio”, partito che ha vinto nettamente, nonostante non abbia praticamente partecipato ad una rivoluzione tutta laica e molto di sinistra, guidato dal carismatico leader, Rashid Ghannushi, rientrato da un esilio durato più di 20 anni in UK(2) , non deve sorprendere ma piuttosto far riflettere.

L’esilio londinese dello sheykh Rashid Ghannushi ha contribuito a renderlo ancor più popolare e a farlo identificare dalla popolazione come oppositore tenace al regime tunisino, ma altrettanto ha contribuito a cambiarne l’ideologia, il pensiero, la visione, portandolo ad accettare pienamente la democrazia, almeno stando ai suoi discorsi pubblici.

Sebbene “An-Nahda” sia tra i più ideologicamente avanzati tra i partiti nati dalla matrice dei Fratelli Musulmani, continua a mantenere numerose ambiguità che fanno temere per la tenuta di uno stato pienamente laico in Tunisia, come è invece sempre stato questo paese, e per lo sviluppo di una reale democrazia, come era nelle intenzioni di chi ha fatto la rivoluzione.

Ad esempio, nonostante i dirigenti del An-Nahda abbiano assicurato di non voler toccare il Codice di Famiglia tra i più moderni in assoluto nella regione, con pieni e pari diritti per la donna,(3) di non volere assolutamente la shari’ah in Tunisia, mostrando come alcune delle proprie elette o principali candidate non indossassero nemmeno l'”hijab” e fossero intraprendenti donne d’affari, bisogna restare sempre molto vigili.

Infatti i movimenti dell’islam politico come “An-Nahda”, sono pericolosi per più di un motivo.

In economia hanno una visione estremamente conservatrice e neo-liberista, detestano le tasse che vorrebbero sostituire con un sistema di “giustizia sociale” fondato sugli insegnamenti islamici, in cui il welfare è regolato dalle elemosine rituali, le “zakat”, sono totalmente a favore del libero mercato e di privatizzazioni di molti settori oggi pubblici e garantiscono la gestione del paese davanti ai mercati internazionali.

I movimenti islamisti nati dai “Fratelli Musulmani” hanno infatti nella piccola e media borghesia il blocco sociale di riferimento, pur essendo molto popolari anche tra il le masse più povere per il loro discorso religioso facilmente propagandabile e comprensibile, e trovando supporter anche nell’alta finanza per l’approccio neo-liberista.

Inoltre dobbiamo mantenere alta la soglia d’attenzione anche perchè l’ideologia di fondo che accomuna tutti i movimenti islamisti di questo tipo è proprio l’islamizzazione graduale.(4)

Sebbene non lo dicano mai apertamente, l’obiettivo di lungo respiro che i movimenti dell’islam politico si pongono è la shari’ah, il Califfato, lo Stato Islamico…o perlomeno questi concetti e questo immaginario sono sempre ben presenti nella loro visione ideale.

Contrariamente a molti gruppi islamisti, però, in particolare ai salafiti(5), i movimenti della “wasatiyyah” “della via del giusto mezzo”, come amano definirsi i movimenti o partiti dell’area della Fratellanza, intendono arrivare a questo risultato tramite un’islamizzazione dal basso, progressiva e in perenne espansione, aiutata da un governo che vorrebbero dominare e che gradualmente introduca sempre maggiori misure islamiche.

Anche per questo molti analisti si concentrano sulle elezioni municipali che si dovranno tenere in futuro, che entrano pienamente nella strategia di graduale conquista di “An-Nahda”, che, se vincesse nei municipi, si porterebbe molto in avanti con il progetto di islamizzazione.

E’ a livello locale che è più facile incidere sui costumi della società.
Si inizia con piccole misure locali come la proibizione di girare in abiti succinti nella cittadina di mare, o di servire alcoolici se non in zone turistiche ecc…. per arrivare a livelli sempre più alti di “moralizzazione” e di creazione/trasformazione del “senso comune”.

Bisogna poi riflettere sul fatto che Il partito del Nahda ha vinto per una serie di ragioni, Una delle cause del successo islamista in Tunisia oggi, e del probabile successo islamista in Egitto il 28 Novembre, è stata l’enorme quantità di denaro che il movimento del Nahda, come anche i Fratelli Musulmani egiziani e i salafiti, hanno a disposizione.

Nonostante il divieto formale di ricevere fondi dall’estero, i gruppi dell’islam politico ricevono grosse somme dai paesi del Golfo, e così è accaduto anche per il Nahda che ha potuto condurre una campagna elettorale ben più ricca di chiunque altro, e così sta accadendo al partito dei Fratelli Musulmani e a quelli salafiti in Egitto.

Inoltre il riflusso della contro-rivoluzione sta premiando i partiti religiosi che promettono una normalizzazione e si fanno garanti davanti ai rispettivi popoli e ai mercati internazionali della tranquillità sociale e della stabilità.

È inoltre tenere in considerazione la natura estremamente populista intrinseca nei movimenti islamisti: “An-Nahda”, ha promesso 590.000 nuovi posti di lavoro (un classico che in Italia può ricordare qualcuno), il partito dei Fratelli Musulmani egiziani invece durante la campagna elettorale vendeva carne e verdure a prezzi molto popolari, quasi in regalo.

L’ondata elettorale islamista che è partita dalla Tunisia, ma che coinvolgerà tutti i paesi coinvolti dalle cosiddette “Primavere arabe” era prevedibile, ma allo stesso tempo assistiamo anche ad un intensificarsi della consapevolezza politica, delle attività sindacali e delle lotte di base, di un nuovo protagonismo di sinistra che ci rende ottimisti sul futuro della regione.

A livello di trasformazioni sociali sta accadendo molto in tutti questi paesi, e l’altissimo numero di giovani, la loro preponderanza enorme in percentuale alla popolazione totale, giocano a favore di chi vuole una Tunisia libera e diversa, una Tunisia dove la giustizia sociale sia qualcosa di concreto che si conquista ogni giorno e non un semplice slogan con cui si riempiono la bocca i reazionari dell’islam politico, dove le donne siano davvero protagoniste e non siano condizionate da chi vuol far credere loro che il massimo della libertà sia servire il marito o parlare a qualche lezione religiosa con altre donne, dove si possa tornare a sognare una nuova dimensione collettiva attraverso un continuo processo di democratizzazione.

La stessa speranza che nutriamo per l’Egitto, dove le elezioni porteranno molto probabilmente alla ben più arretrata ideologicamente e rigida formazione politica dei Fratelli Musulmani, “Freedom and Justice Party”, ma dove un nuovo risveglio operaio, studentesco, delle classi più basse e di quelle intellettuali, sta avvenendo con forza, e dove la sinistra ha ripreso ad esistere nelle piazze, nelle fabbriche, nei nuovi sindacati finalmente indipendenti, ecc. e dove come in Tunisia la democrazia è solo all’inizio del suo cammino.

Note:

(1) Moncef Marzuki dopo aver fondato la “Nation Committe for the Defence of Prisoners of Conscience”, ed essere stato arrestato più volte, fu il fondatore della “National Committe for Liberties”, diventando poi Presidente dell”Arab Commission for Human Rights”, di cui è tutt’oggi un membro dell’Executive Board. A causa delle persecuzioni fu costretto all’esilio in Francia, per poi rientrare in Tunisia durante la rivolta, il 18 Gennaio 2011, e ottenere la legalizzazione del partito che aveva fondato nel 2001 ma che fu ufficialmente bandito nel 2002, e che lui continuò a dirigere dalla Francia. Il suo partito, “Congress for the Republic” più che un partito di sinistra è un partito laico, liberale e che si pone nella sinistra liberale rispetto alle istanze dei diritti umani, a cui abbiamo già detto sono molto attenti e sensibili

(2) Rashid Ghannushi, intellettuale, politico e sapiente religioso dell’islam sunnita, aveva fondato già negli anni ’70 il “Harakat al al-ittijah al Islami”, cioè “Movimento della Tendenza Islamica (MIT), un ramo tunisino della grande famiglia dei Fratelli Musulmani, che però sin dagli anni ’80 si distinse nel dibattito all’interno dell’area dell’islam politico per posizioni molto avanzate rispetto agli altri movimenti islamisti, e con un’accettazione apparentemente sincera della democrazia, proprio grazie all’elaborazione ideologica di Ghannushi. Rashid Ghannushi fu imprigionato nel 1984 e tre anni dopo condannato a morte e si salvò solo grazie all’amnistia seguente la presa del potere da parte di Ben Alì. Nel 1989 il suo partito cambiò nome in “An-Nahda” e prese il 14,5% alle elezioni legislative del 1989. Nel 1991 il “An-Nahda” fu dichiarato illegale e Ghannushi fuggì in Uk. Anche la lunga residenza in Europa e il suo dialogo con la società europea, lo hanno portato a posizioni ancor più moderne, fu scelto da Blair come suo consulente assieme ad altri leader e intellettuali islamici per un progetto di de-radicalizzazione presso le comunità islamiche inglesi.

(3) l’unica eccezione è nell’eredita, dove la donna eredita la metà del maschio come prescrive la legge islamica, unico tributo alle leggi sharaitiche permesso nella laicissima Tunisia.

(4) Al contrario dei movimenti dell’islam politico “jihadista” che invece propone l’islamizzazione dall’alto, da ottenere semplicemente raggiungendo il potere con la violenza e da mantenere con la repressione.

(5) I salafiti rappresentano una tendenza all’interno del mondo islamico, piuttosto variegata tra l’altro, che compie ha una visione estremamente letteralista del Corano e quindi dell’islam, praticamente senza alcuna interpretazione se non quella più letterale possibile del proprio sapiente di riferimento, e che spesso si lascia andare ad atti violenti, nell’intento di moralizzare la società, che essa lo voglia o meno. Proprio pochi giorni prima delle elezioni alcuni gruppi salafiti tunisini hanno compiuto atti di violenza, assaltando la sede della Tv “Nessma”in seguito alla proiezione da parte di questa emittente del film “Persepolis”, che giudicavano blasfemo. In molti sono convinti che la proiezione di “Persepolis” a ridosso delle elezioni abbia giovato molto al “Movimento della Rinascita”, “An-Nahda”, perché urtando la suscettibilità religiosa del popolo tunisino, si è ottenuta una reazione in senso opposto.

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