Skip to content

Nuovo sindacalismo in Egitto

settembre 25, 2011

                                     simbolo del Movimento 6 Aprile

L’appuntamento é in centro città, Wast al Balad, da sempre la zona dei dissidenti, ora però l’aria che si respira è pregna di politica, di sinistra. Un quartiere operaio, di meccanici principalmente, piccole officine, urla e rumore di ferro. Di fronte alla caffetteria  Groppi sulla sinistra attraversando la strada, si trova la sede del “Tajammu'”, il principale partito della sinistra o perlomeno quello che ne rappresenta la tradizione storica. Da poco si sono scissi dal Tajammu’ un gruppo di ex-esponenti, quadri e militanti, in polemica con la storica dirigenza, portandosi con loro molto entusiasmo giovanile ed hanno formato l’ “Alleanza Popolare Socialista per l’Egitto” , più legato al movimento sindacale.

Poco dopo incontriamo due sindacaliste donne e un uomo. L’uomo è in vertenza da 25 mesi, senza stipendio, mi posso immaginare cosa voglia dire, già guadagnano davvero poco, come possa sfamare la famiglia con 4 figli che mi racconta di avere, rimane un mistero. Ma in Egitto non é nemmeno poi così straordinario, c’è chi fa anche di più: per fortuna la solidarietà tra vicini e conoscenti é qualcosa di ancora vivo. Ci iniziano a raccontare quello che ora cercherò di riportare nell’articolo. La ragazza viene da Bulak Dakrur, uno dei quartieri illegali costruiti abusivamente con materiali di scarto e lamiere, alla periferia del Cairo, tristemente noto per due cose in particolare: la malavita, e il distretto di Polizia, dove si torturava notoriamente.

Un movimento sindacale, che fu un protagonista spesso poco citato della rivoluzione, mentre dovremmo ricordarci sempre che la cacciata di Mubarak avvenne in gran parte per l’effetto delle mobilitazioni operaie, nei distretti industriali di Mahalla e tanti altri. (Mahalla e Suez rimarranno dei simboli nella memoria, per le loro fiere lotte operaie) Mobilitazione che unita a quella degli studenti, dei giovani e delle altre categorie lavorative, coordinati gli uni con gli altri dopo anni di frammentazione e corporativismo, fu la chiave del successo della rivoluzione egiziana. Non è un caso che il gruppo più famoso della rivoluzione, i giovani blogger del Movimento 6 Aprile abbiano preso come nome proprio il 6 Aprile, data che nel 2008 segnò il primo sciopero operaio di massa con il supporto fisico degli studenti e dei giovani che si erano recati a Mahalla per solidarizzare nei fatti con gli operai in sciopero.

http://it.peacereporter.net/articolo/27084/Egitto,+viaggio+tra+i+lavoratori+del+Delta+industriale

Il Canale di Suez è tra i principali centri delle lotte per la dignità del lavoro. Da mesi migliaia di dipendenti dell’Autorità del Canale di Suez (Acs) si battono per una vita dignitosa. «Il pensiero del nostro ruolo nazionale a Suez, legato all’importanza del Canale per l’economia nazionale, ci ha impedito di muoverci per lungo tempo. Ma le cose sono cambiate, siamo consapevoli dei nostri diritti e della legalità della nostra lotta», dice il sindacalista Saud Omar a nome di migliaia di operai.Sul muro dei uno dei cantieri in agitazione da mesi campeggia uno striscione con la scritta: «I lavoratori hanno sempre ragione, non i clienti», in riferimento alle 60 navi cargo, grandi e medie, che ogni anno si fermano per manutenzioni e riparazioni alla Suez Shipyard Co., una delle sette grandi compagnie operanti sotto l’Autorità del Canale di Suez che ha generato, tra il 2009 e il 2010, 4,5 miliardi di dollari per le casse statali.

Oggi gli operai di tutto l’Egitto sono oggi in lotta per un aumento generalizzato del salario minimo, che vorrebbero portare da 700 Lire Egiziane, nemmeno 100 euro, a 1.200 Lire Egiziane, poco più di 140 euro.

Ma la rivoluzione egiziana non é stato un insieme di fatti casuali e fortunati, ma ha richiesto anni di resistenza, scioperi, lotte e consapevolezza politica. Tutto o quasi iniziò con i grandi scioperi operai, in particolare nel distretto industriale di Mahalla nei primi anni 2000, enorme distretto per l’industria tessile, di cui la sempre ottima Paola Caridi già riporta nel 2007 http://maldegitto.forumfree.it/?t=14493588 , (Mahalla, la cosiddetta Torino egiziana). Secondo «Solidarity with Worker’s Rights in Egypt», un rapporto sul mondo del lavoro egiziano pubblicato nel febbraio 2010, tra il 2004 e il 2008, 1,7 milioni operai e manovali hanno partecipato a 1.900 scioperi – un dato che non comprende la forte ondata di proteste dello scorso anno. http://www.ilcircolo.net/lia/2007/09/24/egitto-scioperi-e-blogosfera/

Dopo la rivoluzione, il Ministro del governo civile presieduto da ‘Essam Sharaf, sempre purtroppo controllato dallo SCAF (L’Alto Consiglio militare) ha preso comunque delle misure molto importanti e che hanno cambiato il paradigma dei rapporti di lavoro, introducendo per legge per la prima volta in Egitto, dei sindacati indipendenti. Si è sciolta per legge la vecchia leadership legata al regime di Mubarak.

Curiosamente, i primi a lottare per diventare un sindacato indipendente furono nel 2008 gli esattori delle tasse. Questa categoria organizzò numerosi momenti di lotta, di disobbedienza civile tutti e di lavoro politico che gli permisero di vincere, aprendo la strada ad altre categorie, che poi riuscirono tutte a raggiungere l’autonomia dopo la rivoluzione.

E la nuova legge che consente il pluralismo sindacale non può far altro che favorire l’aumento degli scioperi e la conflittualità sui luoghi di lavoro, il che sarà un’ottima palestra per la democrazia egiziana e un’ottima opportunità per le classi più deboli di aumentare i propri diritti, oggi decisamente scarsi, dopo 20 anni di “legge di emergenza” imposta da Mubarak dopo l’omicidio di Sadat e mai più ritirata. In non pochi casi i neonati consigli di fabbrica includono lavoratori di diverso orientamento politico, di sinistra e islamisti, accrescendo le potenzialità delle lotte in corso, nonostante l’indifferenza dei Fratelli Musulmani verso il sindacalismo indipendente (in più di una occasione in questi mesi gli islamisti hanno rivolto appelli alla stabilità e continuano a non appoggiare gli scioperi). Per la sinistra egiziana insomma si stano aprendo prospettive inedite, sembra infatti che il grande “rassemblement” dei laici, il “Blocco Egiziano” comprenderà i vari partiti della sinistra e espressioni dei sindacati e del mondo del lavoro (oltre ovviamente a liberali come Al Barad’ei, il suo movimento e i suoi giovani, i sufi con il loro partito “Tahrir”)

Resta tutta da giocare e da vincere la battaglia contro la reazione islamista. Anche perché nell'”Alleanza Democratica per l’Egitto”, il blocco rivale, ci sono essenzialmente il partito dei Fratelli Musulmani, Libertà e Giustizia, alcuni dei vari partiti usciti dai Fratelli, i vari partiti salafiti, molto forti nelle campagne (da Hizb an-Nur -Luce-, a Hizb al Fadila- Virtù, a Hizb al Asala – Originarietà, a Hizb al Islah- Riforma, ad altri che stanno tentando di registrarsi).  Mentre addirittura la formazione fuoriuscita dai Fratelli, molto vicina ad AbdelMone’im AbdulFuttuh, l’ex-ala progressista dei Fratelli lo che appoggia, “Al Nahda” (La Rinascita) sembra collocarsi nel Blocco Egiziano, in campo perciò pienamente laico.

Ma concludendo con i sindacati, perché i lettori possano comprendere meglio la situazione consiglio il video seguente, dove alcuni leader sindacalisti  parlano della loro esperienza:

Paolo Gonzaga

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: