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Ultime dall’Egitto, una visita molto utile….primo di una serie di post…..

agosto 28, 2011

LE ULTIME DALL’EGITTO, EVOLUZIONI DELLA RIVOLUZIONE EGIZIANA

Nel mondo arabo sono ancora giorni di fermento e di rivoluzioni, in parte ancora in qualche modo incompiute ed in qualche modo ancora in atto. Infatti in ogni paese, dall’Egitto alla Siria, le rivolte popolari stanno prendendo forme diverse. In Siria, il tiranno Assad sta massacrando il suo popolo, cittadini perlopiù inermi, che dimostrano un coraggio ammirevole, sfidando la morte ogni volta che escono per strada. Ci auguriamo che questo dittatore sanguinario lasci spazio alla democrazia e all’anelito di libertà che soffia sempre più forte anche in Siria.

In Libia dove si è svolto comunque qualcosa di diverso rispetto alla cosiddetta “Primavera araba”, il regime di Gheddafi è caduto, in Yemen, in Bahrein….la rabbia popolare si propaga in Nord Africa e in Medio Oriente, a tratti sembra spegnersi di una parte, ma si riaccende da un’altra. Regimi che sembravano inamovibili, vengono abbattuti da popolazioni determinate al punto di morire per abbattere le dittature che da decenni soffocano i paesi arabi.

Bene, non voglio analizzare qui le rivoluzioni arabe, e nemmeno quella su cui mi sono specializzato, cioè la rivoluzione egiziana, perché sarebbe troppo lungo per un articolo. In parte l’ho fatto con il mio libro “Islam e democrazia- I Fratelli Musulmani in Egitto”[1], in parte mi propongo di continuare a farlo nei prossimi giorni attraverso lo studio del materiale raccolto, delle interviste e incontri fatti in questo periodo a Port Said e ad Il Cairo.

Mi interessa però parlare di politica e religione, poiché in questi giorni in Egitto sono gli argomenti più dibattuti. L’Egitto, sta vivendo a mio avviso uno dei suoi momenti più belli, dove l’entusiasmo per la rivoluzione ha fatto rinascere la voglia di discutere, di manifestare liberamente il proprio pensiero e dove, in definitiva, si assiste ad una rinascita culturale vera e propria. In questo continuo dibattere, dai dintorni di Piazza Tahrir, ai budelli  di “wast el balad”, il centro città decaduto e operaio, tra una ferramenta ed un panino di ful o di koshari con meccanici e operai, ai vicoli sterrati di Bulak Dakrur tra gli appena arrivati dal poverissimo sud Egitto, ad uno dei quartieri popolari dove più illegalità si concentrano come  Dar as-Salaam, tra un’officina dove fabbricano armi “fatte in casa” in vendita al miglior offerente, alle case di lamiera o di pietra di Manshiyyat en-Nasr,  centro di smistamento di droghe, o in mezzo alle tombe abitate da 2 milioni di cairoti dalle origini più varie e dai mestieri più vari, per arrivare ai vari Caffé Greco o Ritz Cafè, storici rifugi dell’intellighentsia di sinistra, i discorsi sul rapporto tra religione e politica sono gli argomenti piu’ discussi e dibattuti, ad ogni livello sociale, e il rapporto tra di esse sembra essere più conflittuale di prima.[2]

Forse prima del 29 Luglio il tema del rapporto tra religione e politica non era stato affrontato ancora con l’asprezza che invece ha preso dopo la manifestazione del  venerdì 29 Luglio. La manifestazione che si chiamava “Giorno dell’Unità” e che tutto portò fuorché unità. Infatti i movimenti “salafiti”[3] e dell'”islam politico”, con parte dell’area più conservatrice dei “Fratelli Musulmani” vollero farne una prova di forza[4] e  non rispettando i patti presi con le altre formazioni, trasformarono la manifestazione in un happening islamista.

Da quel giorno questa tematica è tornata ad essere centrale nei dibattiti politici, massmediatici e tra la popolazione. E dopo quel giorno hanno cominciato a delinearsi i primi due grossi schieramenti che probabilmente si affronteranno alle elezioni parlamentari. Infatti dopo un’unità di facciata durata fino a poco fa,  per ora si stanno formando due coalizioni principali: “Il Blocco Egiziano”, che comprende formazioni laiche, gruppi e partiti della sinistra e gruppi e partiti liberali e l’ “Alleanza democratica per l’Egitto” in cui si sono aggregati  i “Fratelli Musulmani”, la galassia di partiti di ispirazione islamica, la destra liberista, capitalista e moralista del Wafd ed i “salafiti”, a partire da quello che appare come il maggiore di essi, l’“Hizb an-Nur” (Il Partito della Luce) .

Infatti quel venerdì, gli egiziani avrebbero dovuto manifestare tutti insieme l’unità del popolo egiziano, e celebrare la rivoluzione. Poiché le componenti erano davvero tantissime, e andavano dal “Partito Comunista Egiziano”, e dalla sinistra storica del “Tajammu’”, ai liberali di destra del “Wafd”, ai giovani che avevano guidato la rivoluzione: i laici del “6 Aprile” e movimenti fuoriusciti dal 6 Aprile, come l’Alleanza del 25 Gennaio e tanti altri, i giovani socialisti di varie tendenze, i giovani comunisti,  leninisti o trotzkisti, i giovani dei Fratelli Musulmani…. E poi ancora, gli intellettuali di “Kifaya” (“Ora basta” primo nucleo di rivoluzionari di ogni tendenza, composto da famosi intellettuali e formatosi nel 2005), i “Fratelli Musulmani” e il loro nuovo partito “Hurriya wa ‘Adala” ( Libertà e Giustizia), i partiti più recenti come quello dello studioso ‘Amru Hamzawy, il partito dei “sufi”, l’ala mistica dell’islam (di cui una parte ha appunto deciso di fare un partito) fino ai “salafiti”, i radicali letteralisti.

I “salafiti” però alla rivoluzione si erano opposti in nome di uno dei tanti detti del Profeta*, (a volte contrastanti tra loro, a volte con una catena di narrazione debole, e quindi in certe occasioni chiaramente manipolati), che in questo caso dice:  “Meglio il sovrano ingiusto della “fitna” (confusione, anarchia etc.). Ma appena i loro leader e  ‘ulema, videro che la rivoluzione stava avendo pieno successo, passarono con gran disinvoltura sul carro del vincitore, sostenendo che inizialmente pensavano che sarebbe stata solo “fitna”….e quando avevano realizzato che invece era una cosa seria, allora scelsero di passare con i vincitori, ricordando il detto del Profeta * che rammenta come “il migliore tra gli uomini é colui che si oppone al sovrano ingiusto” e sostenendo tante altre cose sulla necessità di liberarsi dei dittatori corrotti, dediti al vizio invece che all’islam ecc. ecc., e anche grazie all’entusiasmo dei momenti vittoriosi della rivolta, furono accolti tra le fila dei vincitori, senza che ci si pensasse troppo sopra, anche perché sembravano essere davvero pochi e innocui.  Ad avviso di chi scrive questo fu un grande errore della Rivoluzione, come fu un errore enorme purtroppo, non aver preteso sin da subito, senza lasciare Tahrir, una “Commissione per la nuova Costituzione”. Commissione che avrebbe dovuto riunire e rappresentare tutte le forze che avevano preso parte alla Rivoluzione, e che avrebbe dovuto essere formata allo scopo primo di redarre una nuova Costituzione. Una nuova Costituzione che tenesse conto delle sensibilità di tutti, perché in piazza gli islamisti non erano la maggioranza, anzi, ed ora però vorrebbero scriversela da soli la Costituzione, dopo le elezioni in cui prevedono di fare il pieno. I rivoluzionari laici con cui ho parlato mi hanno confermato questa visione, il famoso scrittore ‘Ala al Aswani ha scritto un pezzo molto bello su quello che é il principale quotidiano egiziano, “Al Masry al Youm”, ma purtroppo non era facile tenere la gente in piazza, soprattutto dopo la fine di Muabarak….In molti ci hanno provato, ma sono stati spazzati via dall’Esercito, chiamato dai negozianti della Piazza Tahrir, preoccupati per gli affari, e dai Fratelli Musulmani, che cominciarono ad insultare chi pretendeva di stare in piazza ancora, soprattutto famiglie dei morti durante la rivoluzione e attivisti di sinistra.

Accadde quindi così, che anche i “salafiti” presero parte all’organizzazione della manifestazione per l’Unità nazionale,  e come riportato sopra, ormai accettati tra le fila della politica, legittimati, nonostante l’uso strumentale della democrazia. Infatti questi gruppi hanno sempre denigrato il concetto stesso di “democrazia” quale sistema creato dall’uomo e non da Allah, hanno sempre creduto nella sola applicazione della shari’ah, e usato la democrazia, mai concepita come un valore, ma distorta per tentare di prendere il potere e imporre ciò che loro credono sia la legge di Allah: il Corano ridotto a codice penale, il Corano come un qualcosa di a-storico nella sua interezza, il Corano che regola la vita pubblica come fossimo nel 620 d.C e non nel  2011 d.C. (oltre alla non considerazione che nell’islam non esiste un clero. Elemento che il fondatore dei Fratelli Musulmani stesso, lo sheykh Hassan Al Banna usava ricordare, quando dichiarava la sua predilezione per il sistema parlamentare, chiamando all’islamizzazione dal basso[5]).

Come finì la manifestazione che sarebbe dovuta essere dell’”Unità”, lo sappiamo tutti e ne abbiamo accennato sopra: un tripudio di bandiere saudite, di slogan sull’applicazione della shari’ah islamica in Egitto, ritratti dell’ex-imam delle jama’at islamiyya, l’imam cieco ‘Omar Abder-Rahman, attualmente detenuto negli Usa, slogan “siamo tutti Osama Bin Laden” (incredibilmente è stato ripetutamente cantato) o “Egitto stato islamico”…….e conseguente (e ovvio) abbandono della manifestazione da parte delle forze laiche.  Infatti l’accordo tra gli organizzatori delle diverse tendenze, voleva che si mettessero sul campo solo i punti in comune tra tutte le parti: cioè essenzialmente una maggiore rapidità nel processare i protagonisti del vecchio regime, e una maggiore “pulizia” in tutta la macchina governativa e burocratica.

Così i laici nelle riunioni comuni per l’organizzazione della manifestazione, promisero di mettere da parte la loro richiesta di “la Costituzione prima” (delle elezioni), gli slogan sulla laicità dello stato e ogni slogan che potesse offendere la sensibilità altrui. I “Fratelli Musulmani” senz’altro la componente più organizzata e antica nella politica egiziana acconsentì sugli stessi punti e così fece il partito ufficiale della Fratellanza. Altrettanto promisero i tanti partiti più piccoli usciti dalla matrice della “Fratellanza”, e anche il fronte salafita con le sue numerose organizzazioni e partiti di visione “salafi” acconsentì e firmò il patto, promettendo tutti a loro volta di evitare provocazioni politiche all’ampio fronte laico. Si impegnavano ufficialmente quindi, a rispettare alla lettera gli accordi che imponevano di non urlare slogan relativi alla shari’ah islamica e di non far diventare la manifestazione una manifestazione islamista, ma mantenerla unitaria. L’intenzione generale era infatti una manifestazione che chiamasse all’unità nazionale aldilà delle differenze politiche, religiose , ideologiche ecc. per raggiungere determinati scopi rispetto “gli ex-potenti del regime”.

Sin sia dai colori che dagli slogan doveva essere una manifestazione “egiziana”, considerando oltretutto la presenza dei partiti e organizzazioni cristiano-copte. Copti che, tra ortodossi (la maggioranza), protestanti e cattolici raggiungono oltre del 10% della popolazione egiziana e che ovviamente hanno già fondato almeno un partito di “ispirazione Copta”.

Sul racconto di quella manifestazione, le persone con cui ho parlato sono state tutte molto chiare: I “salafiti”, (e le testimonianze vengono da tutti i governatorati dell’Egitto), hanno organizzato, con i soldi che ricevono dall’Arabia Saudita (e da chissà chi altro…) un ottimo e capillare servizio di autobus e microbus, generalmente con l’aria condizionata -che in Egitto è decisamente un lusso- ancor di più per dei contadini, disoccupati, anziani o giovani sottoproletari… classi sociali che che sono il target preferito di questi gruppi, i quali invocano l’Islam come unica Costituzione e soluzione, slogan sicuramente accattivanti per chi non sa leggere né ha mai probabilmente né letto né sentito parlare di altri libri che non siano Il Corano. I gruppi salafiti,  trasportarono decine di migliaia di “lumpenproletariat” dai loro villaggi al centro della capitale, Piazza Tahrir. Con il viaggio si offriva anche da mangiare a tutti.

Le persone con cui ho parlato mi dicono che la Piazza Tahrir si andava riempiendo all’ inverosimile, ma ogni minuto che passava, balzava sempre più evidente che i patti non erano stati rispettati, (come già detto): gli slogan che iniziavano a sollevarsi e che chiamavano allo stato islamico, le bandiere saudite verdi,  gli striscioni richiedenti l’applicazione della shari’ah, i manifesti inneggianti al jihad….

E simbolicamente il colore verde dell’islam ovunque, a prevalere nettamente e simbolicamente sul bianco-rosso-nero della bandiera egiziana, (oltretutto i colori della rivoluzione, che durante tutta l’occupazione di Piazza Tahrir, ha sollevato un’unica bandiera, quella della nazione egiziana), quasi praticamente scomparso dalla piazza,  oltre alle sostituzioni avvenute, durante il concentramento, della bandiera egiziana con quella saudita.

Le mie fonti mi raccontano che dopo qualche discussione anche molto accesa, tutti i gruppi laici, dalla sinistra alla destra ai giovani del “6 Aprile” che raggruppa giovani di ogni tendenza, (inclusi alcuni dei Fratelli Musulmani) non poterono fare altro che prendere atto della mancanza alla parola presa, dell’inutilità degli accordi fatti e decisero di comune accordo di uscire dalla piazza e tenere una conferenza stampa in cui raccontare del “tradimento”, dei patti non rispettati da parte di certi settori della corrente “islamista”.

Da quel giorno le posizioni si sono molto polarizzate, si è sembrati tornare indietro nel tempo, quando la separazione tra corrente islamista e corrente laica era netta e le distanze molto lontane, e questo nel recente periodo in cui sono stato al Cairo, proprio per poter aggiornare sulla situazione e introdurre nuovi elementi di dibattito che spero si esplicheranno anche alle presentazioni del mio libro, balzava all’occhio con grande evidenza. Le persone con cui ho parlato, i giovani con cui mi sono rapportato, avevano diversi atteggiamenti di fronte ai “Fratelli Musulmani”, molti avevano diviso Piazza Tahrir con loro, e per questo non si auguravano una troppo forte polarizzazione, ma l’estraneità e il fastidio per i “salafiti”, il timore di un loro rafforzamento, l’antipatia per il loro fanatismo e ignoranza erano presenti sulle bocche e sui volti di tutti coloro con cui ho parlato, perfino sui volti dei giovani dei Fratelli Musulmani.

Tra le fila dei salafiti è molto forte e presente la componente delle “jama’at islamiyya”, (il cui leader è stato appena scarcerato), che ha ancora le mani sporche del sangue di numerosissimi egiziani, uccisi a partire dall’ex-presidente Sadat nel 1981, fino agli omicidi di altri egiziani visti come miscredenti poichè non condividevano il loro estremismo. Personalmente non pensavo che i Fratelli Musulmani avrebbero trattato con loro e vi si sarebbero avvicinati tanto, ma al contrario, sotto la direzione di Mohammed Badie, ex-compagno di prigionia di Sayyid Qutb, il capofila dei radicali islamisti e dei “takfiriiyun, i Fratelli Musulmani sembrano decisamente regredire ideologicamente. I “salafiti” ex-jihadisti, provenienti dalle “jama’at islamiyya”, portano ancora la responsabilità della morte violenta di innocenti turisti di tutte le nazionalità….Turisti che osavano inoltrarsi verso i gioielli dell’antichità egiziana nel profondo sud, ad Assuan o Luxor, o volevano visitare il Museo Egizio del Cairo, e venivano attaccati sul treno o sulla stessa piazza Tahrir, dove si trova il Museo Egizio e che tutti ora conoscono come la Piazza della rivoluzione. Stranieri che a lor dire, infangavano l’Egitto con la loro presenza “impura”, secondo l’ideologia malata di questo gruppo violento e radicale. Gruppo che terminò la sua storia insanguinata nel 1997 con il macello di Luxor, quando in molti ricorderanno avvenne una delle più orribili stragi compiute sul suolo egiziano.

Ebbene buona parte degli ex-carcerati del gruppo è oggi attiva politicamente nel campo salafita, che compete alle elezioni tramite alcuni partiti “politici”, il più importante dovrebbe essere “Hizb an-Nuur” (Partito della Luce), ma c’è anche l’”Hizb al Fadila” (“Partito della Virtù”) e “Hizb al Asala” (“Partito dell’Autenticità”) e gli ex-jamaat islamiyya, dopo un iniziale supporto ai partiti salafiti già esistenti, pare ormai sicuro che stiano fondando un loro partito, che lanceranno a breve.

Questa tendenza religiosa non è rappresentata solo dagli ex-terroristi delle “jama’at islamiyya”, ma anche da alcuni predicatori molto famosi, che appoggiano il fronte salafita, condividendone le posizioni religiose. La loro principale e praticamente unica richiesta è quella di un Egitto Emirato Islamico, dove secondo la lettura più dogmatica e letteralista del Corano e della Sunna, l’unica legge sia la shari’ah islamica, e dove la musica, il ballo, gli appuntamenti mistici dei sufi con le loro cerimonie, e si dibatte, perfino il turismo, sarebbero vietati. L’accanimento contro la tendenza mistica islamica del “sufismo” o “tasawwuf” é una caratteristica storica della corrente “salafita”. I sufi, sono considerati  dai salafiti, dei nemici quasi come gli shiiti, in definitiva dei miscredenti. (Mentre nell’ortodossia islamica il sufismo é una corrente benedetta e amata dal Profeta Mohammad* che si recava spessissimo dalla gente della panca, “ahl al saffa”, i più poveri e mistici tra i suoi seguaci, che dormivano presso la panca della moschea. Questi seguaci del Profeta*, alla perenne ricerca spirituale diedero vita ad una corrente dell’islam che ebbe uno sviluppo durato secoli, culminato con personaggi della storia islamica famosissimi, come Al Ghazali, o Junayd, o Al ‘Arabi e tantissimi altri, fino alle centinaia di congregazioni sufi presenti oggi in tutto il mondo islamico, dal Marocco al Pakistan e all’Afghanista. Mentre gli shiiti, sempre per l’ortodossia islamica, essi sono appartenenti ad una quinta scuola giuridica, e sebbene visti come “diversi”, non possono essere certo considerati come “fuori dall’islam”.)

Già ora i Fratelli Musulmani stanno invitando ad un dibattito sul turismo e sul rispetto alle tradizioni islamiche che secondo la Confraternita sarebbe dovuto dai turisti. Le “jama’at islamiyya” che della lotta al turismo avevano fatto un cavallo di battaglia negli anni’90, hanno colto al volo la palla al balzo, infatti già per prassi i membri dei gruppi salafiti non possono lavorare con turisti, colpevoli di “importare comportamenti viziosi, di diffondere una morale anti-islamica e una visione del mondo da miscredenti”.

I salafiti sarebbero pure favorevoli alla fine degli accordi di Camp David e alla rottura diplomatica totale con il confinante Israele. Salvo poi leggere di uno sheykh salafi piuttosto famoso che dichiarando, riguardo al processo a Mubarak, e all’accusa di esportazione illegale di gas a Israele, sostiene che “non c’è nulla di condannabile in ciò, poiché anche il nostro amato Profeta * faceva commercio con gli Ebrei”. Infatti negli ultimi anni, Mubarak aveva fatto uscire di galera un bel po’ di salafiti, in funzione “spauracchio per l’Occidente” e anti-“Fratelli Musulmani”, poiché parte dell’elettorato si mischia, soprattutto nei quartieri illegali, gli “’’ashwayyat”: quartieri cadenti, costruiti abusivamente, e dove vivono, secondo un calcolo piuttosto ottimistico, circa 8 milioni di cairoti.

Ma appunto l’idea fissa dei salafiti è quella di un paese dove venga applicata il prima possibile la shari’ah islamica in modo letterale, a partire dal taglio della mano ai ladri, alle frustate per amanti e coppie che escono dai canoni. Sembrerebbe eccessivo, qualcuno può pensare che stia calcando la mano, ma tutto questo è nero su bianco, i quotidiani egiziani fanno a gara a intervistare esponenti di ogni tipo della corrente salafita e le risposte sono sempre meno incoraggianti e pochi giorni fa in un’intervista ad uno dei principali quotidiani egiziani, “Al Masry al Youm”, Najeh Ibrahim, ha confermato la loro volontà di applicazione immediata delle pene “hudud”, le pene corporali, che vengono applicate praticamente solo in Arabia Saudita, nell’Afghanistan talebano e in qualche altro sfortunato paese.

Tornando alle scelte che hanno di fronte i “Fratelli Musulmani”, in quanto gruppo più organizzato, più popolare e più radicato, e che perciò sono e saranno molto importanti per l’Egitto ci sono varie ipotesi. La scelta che sembrano stare prendendo i “Fratelli Musulmani” è abbastanza sconcertante  sia per l’accettazione della condivisione dell’alleanza con i salafiti, che per la collaborazione intensa con le ex-“jamaat islamiyya”.

Certo il partito ufficiale della Fratellanza sarà alleato per le elezioni parlamentari con i liberali del “Wafd”, formazione di destra conservatrice e laica, dalle radici molto antiche anch’essa, essendo il partito più antico d’Egitto. Il “Wafd” collaborò con i Fratelli Musulmani già in passato e presentarono liste comuni  nel 1984 (o meglio: il Wafd ospitò gli “indipendenti” dei Fratelli Musulmani, che in quanto tali, con Mubarak, non avrebbero potuto presentarsi)

Ma a mio avviso come spesso è accaduto nella storia delle Fratellanza, l’ambiguità e la non volontà di prendere una posizione chiara sull’argomento della laicità dello Stato e quindi su una serie di argomenti che erano stati messi recentemente al centro del dibattito, quali la possibilità che un Presidente possa essere cristiano, o un capo dell’esercito possa presiedere all’Istituzione Esercito, sono parte di un predominio di un tatticismo esasperato a cui da sempre ci hanno abituato i “Fratelli Musulmani”, o perlomeno la maggioranza di essi.  Allo stesso modo “Hurriya wa ‘Adala”, “Freedom and Justice Party” in inglese, (FJP), il partito dei “Fratelli Musulmani” é troppo spesso caduto in contraddizione e dato l’impressione di avere una posizione su questi punti che andrebbe a incidere sull’uguaglianza di tutti gli esseri umani – a prescindere da razza, colore, religione, genere- così come sul tema della condizione e del diritto della donna i Fratelli sono spesso scivolati portando molti a dubitare del loro reale cambiamento ideologico…..

Le premesse sembravano migliori, perché in ogni caso, già l’aver creato un partito politico differenziato dall’organizzazione dei Fratelli Musulmani, é sicuramente un segnale positivo verso l’idea di un potere civile e laico, slegato dall’ambito religioso, ed é stato un argomento che per anni ha diviso il Movimento. Rappresenta infatti in modo formale la differenza tra il politico e il religioso, con la separazione dei due elementi. L’aspirazione, a detta di molti membri sarebbe quella di far arrivare “Hurriya wa ‘Adala” ad assomigliare all’ “Akp” turco in Egitto.  Questa aspirazione é condivisa in particolare dai giovani, che però si sono fatti il loro partito “Tayyar Masri”, e allo stesso modo da tutti quei gruppi che recentemente sono usciti dai “Fratelli Musulmani” in disaccordo con la politica del partito ufficiale, quel “Partito della Libertà e Giustizia”, “Freedom and Justice Party (FJP) che sembra essere ancora troppo eterodiretto dalla vecchia leadership della “Fratellanza”. Personalmente non credo che il partito politico dei Fratelli, l’”Hurriya wa’Adala”(FJP) sia ancora in grado di fare quei passi necessari, almeno ora, ad evolversi in un senso totalmente democratico, diventando una sorta di “Democrazia Cristiana” egiziana, come invece si è evoluto il partito turco al governo oggi in Turchia. Sarebbe un vero peccato non accadesse, dato che la Costituzione a quanto pare, sarà scritta dai vincitori delle elezioni parlamentari. Sarebbe importante per l’unità dell’Egitto tutto, che i Fratelli Musulmani e il loro partito politico rispettassero in pieno quei principi di laicità, seppur a volte non chiarissimi, che sono stati comunque stilati nel programma elettorale per il 2007 e che già erano presenti in quello del 2005. Dipende da come si comporteranno i Fratelli Musulmani principalmente, se lo scontro diventerà bi-polare, “laici” vs. “islamisti”, oppure se si manterrà entro le regole del gioco democratico, con i “salafiti” ( un po’ come il vecchio italiano Movimento Sociale Italiano, i fascisti insomma) esclusi da qualsiasi alleanza di governo, e i Fratelli Musulmani che si evolvono in un partito politico, che si inspira soltanto a principi religiosi ma tiene in conto che la democrazia è fatta del rispetto delle minoranza (concetto invece totalmente estraneo ai salafiti ). In questo caso penso si potrebbe eviterare più facilmente una spaccatura in Egitto che non porterebbe a nulla di buono.

Sulla forma stato, i Fratelli Musulmani hanno scritto già nel loro programma del 2007 ed è elemento che ormai si considera assodato, che la shari’ah islamica debba essere in qualche modo solo una “cornice” entro cui muoversi, e che l’autorità statale debba essere civile e laica, pur suggerendo la presenza di sapienti religiosi in Parlamento.[6] Questa posizione era valsa molte accuse ai Fratelli Musulmani, i quali però sembravano sino ad ora aver ben compreso le regole del gioco democratico, non parlando più di Califfato o di shari’ah da implementare integralmente. I dubbi tuttavia della compattezza su questi argomenti all’interno dei Fratelli Musulmani permangono, come permangono i dubbi su come concepiscano esattamente il rapporto con la shari’ah islamica gli esponenti del loro partito, “Hurriya wa ‘Adala” (FJP).

Con tutti questi dubbi, non passa giorno senza che i quotidiani (moltiplicatisi dopo la rivoluzione), non intervistino figure eminenti e non, dei Fratelli Musulmani, e dalla lettura delle interviste e degli articoli dei Fratelli e sui Fratelli, permane molto forte la sensazione che non vi sia ancora una linea precisa, e che nonostante le fuoriuscite permangano degli elementi di intenso dibattito all’interno dell’organizzazione “Fratelli Musulmani” e dentro il partito ufficiale.

Intanto però la divaricazione tra laici e islamisti aumenta e ciò non è un bene per il paese.

La situazione in Egitto è estremamente fluida, gli schieramenti e le alleanze sono andati costruendosi lentamente, non senza strappi in avanti o passi indietro, e si é arrivati alla nascita di questi due grandi blocchi dopo mesi di registrazioni di nuovi partiti, di dibattiti, di manifestazioni, di calcoli da parte di molti…..Non giurerei affatto che gli schieramenti permangano tali e quali quelli che si stanno profilando oggi, molti cambiamenti sono ancora possibili. L’attuale governo civile, presieduto da ‘Essam Sharaf, una persona considerata da tutti molto perbene a con alcuni ministri molto apprezzati prosegue, pur sotto l’ombrello della giunta militare che è poi il vero governo del Paese, nella sua opera di ricostruzione democratica. Assieme al Ministero dei Lavoratori, presieduto da un ministro dalla storia di sinistra, gli operai (del cui ruolo nella rivoluzione e situazione particolare parlerò nel prossimo articolo) e i lavoratori delle varie categorie, sono riusciti a ottenere una legge che permette ora la formazione libera di sindacato, con le sue regole democratiche di elezione dei rappresentanti da parte dei lavoratori. Questa è stata una grossa conquista per gli operai, che tutt’oggi sono in lotta per un aumento del salario minimo affinché passi dalle 700 Lire Egiziane attuali a 1.200 Lire Egiziane (1.200 Lire Egiziane sono 150 euro,  mentre l’attuale paga minima di 700 LE non sono nemmeno 90 euro)

Le lotte operaie e sindacali sono stata l’ossatura della rivoluzione, anche se in Italia se ne parla troppo poco. Pochi conoscono il ruolo centrale avuto nella rivoluzione,da parte di alcuni sindacati, del ruolo degli operai del distretto industriale di Mahalla, delle città industriali in sciopero, vero incubo del regime Mubarak .

La sinistra egiziana sta vivendo anch’essa una rinascita enorme su tutti i piani: popolare, giovanile, sindacale…..Ashraf Aglani, avvocato di 21 famiglie degli “shuhada’a”, dei giovani morti durante la rivoluzione, in una intervista che gli ho potuto fare personalmente e che caricherò appena possibile, (considerato che è tutto in arabo e vorrei metterci almeno dei sottotitoli), sostiene che i gruppi che davvero lavorano nei quartieri di periferia, nelle zone popolari, nei quartieri illegali fatti di baracche e case abusive, e che sono in definitiva in vero contatto con il popolo egiziano sono gli attivisti delle sinistre comuniste e socialiste, e quelli delle diverse tendenze islamiste. Girando per il Cairo me ne sono accorto, le arti hanno ripreso a vivere, il teatro sperimentale, i concerti nelle piccole sale della zona di Wast al balad, storicamente zona di sinistra, e dove ha sede il partito più antico della sinistra egiziana: il glorioso “Tajammu’ al Taqaddumi” (Raggruppamento progressista) dove ho potuto ammirare una foto del Che Guevara in bianco e nero, in visita in Egitto durante l’epoca di Sadat, e i miei accompagnatori del partito stesso mi davano di gomito raccontandomi ridendo: “E lo sai che il Che non andò nemmeno a visitare o salutare il Presidente Sadat? Venne solo da noi, a visitare il nostro Segretario”.

Ma la parte riguardante la sinistra egiziana la voglio raccontare nei dettagli nel prossimo articolo.

PAOLO GONZAGA

Autore di “Islam e democrazia- I Fratelli Musulmani in Egitto”, ed.Ananke, Maggio 2011, Torino. Prefazione del Prof. Franco Cardini


[1] “Islam e  nel democrazia-I Fratelli Musulmani in Egitto”, Paolo Gonzaga, prefazione di Franco Cardini, Ananke ed., Maggio 2011, Torino.

[2] Qualche “triste” analista, o auto-definentesi tale,  potrebbe dire che la sicurezza è diminuita. Vero, ma il Cairo rimane la città più sicura che abbia mai visto, anche senza praticamente Polizia in interi quartieri, come sta accadendo adesso (la Polizia si trova in grande imbarazzo perché è stata il pilastro del regime di Mubarak, hanno spadroneggiato per 30 anni e ora temono le vendette dei cittadini o spesso di criminali semplici, e non hanno più il coraggio di farsi vedere troppo in giro. Al Cairo, 20 milioni di abitanti circa, nessuno lo sa di preciso, anche leggendo attentamente la cronaca nera, si possono trovare dei morti durante qualche rissa, si può leggere di bande di ladri, i tassisti (categoria sempre molto esposta) sono spaventati e in certi quartieri non vanno, cosa che mai si sarebbero sognati prima, ma è ovvio che una rivoluzione non è un pranzo di gala, e che non si può pensare che tutto torni alla norma in pochi mesi. Anche perché se vuole fondare davvero un sistema nuovo la rivoluzione in Egitto deve continuare, non può fermarsi perché altrimenti i militari ne approfitterebbero subito per far sì che gattopardescamente“tutto cambi perché non cambi nulla” e tornino a controllare il potere come in epoca mubarakiana assieme ad una nuova elitè di corrotti.

[3] I “salafiti” sono una corrente religiosa e politica all’interno dell’islam attuale. Compiono una lettura letteralista del Corano, della Sunna (usanze e detti del Profeta Mohammad*), non seguono generalmente una delle quattro scuole giuridiche canoniche perché intendono rifarsi direttamente ai “salaf”, richiamandosi e rifacendosi alla purezza dei primi grandi personaggi della storia islamica. Chiedono l’applicazione della shari’ah, il califfato e non riconoscono, se non strumentalmente,la democrazia, tramite la quale vorrebbero poi instaurare un Califfato o Emirato islamico. In Egitto stanno costituendo partiti e formazioni politiche, creando un vero e proprio fronte salafita, come leggeremo nell’articolo. Questo “fronte salafita” sta già esprimendo almeno un candidato alla Presidenza, dopo le elezioni parlamentari.

[4] Moltissimi dei giovani dei Fratelli Musulmani si opposero a questa deriva e vollero uscire dalla manifestazione come fecero i laici, ma la dirigenza non li ascoltò, creando un’ulteriore frattura generazionale all’interno del movimento.

[5] Paolo Gonzaga p.62, op.cit.

[6] Paolo Gonzaga, ibidem

3 commenti
  1. Direi che come minimo dovresti assolutamente contattare le redazioni di giornali come il Manifesto o Internazionale (i primi che mi vengono in mente ma anche Liberazione o L’Unità)e pubblicare una versione di quest’articolo (a seconda dello spazio che ti concedono) con una foto. Sarebbe un dovere d’informazione!!!!

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  1. Il punto sulla politica egiziana, dal blog di Paolo Gonzaga | Haramlik

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