Vai al contenuto

AL Sissi bambino con Nasser

Questa foto è diventata virale nei giorni precedenti. L’ex-Presidente Nasser stringe la mano ad un presunto giovane El Sissi

Dallo schermo alla piazza, la distanza è breve. Prima di arrivare nelle strade egiziane, la polarizzazione tra islamisti e loro oppositori si è vista sugli schermi delle emittenti televisive. Da settimane infatti i canali privati che si oppongono al presidente islamista Mohammed Mursi – On Tv, CBC, Dream, Al Tahrir  – si scontravano con i canali islamisti,  alimentando sullo schermo una polarizzazione che si è poi vista nelle strade.

I media leali all’attuale dirigenza hanno accusato i propulsori del Tamarrod - la campagna di raccolta firme per sfiduciare Mursi che ha organizzato la manifestazione del 30 giugno – di offendere l’Islam e di essere atei e miscredenti. Alcuni imam salafiti – islamisti su posizioni radicali – hanno anche incitato l’uccisione degli avversari politici. Il 15 giugno, in occasione di una manifestazione per la Siria organizzata dal partito dei Fratelli Musulmani e dal presidente Mursi, la guida spirituale del gruppo islamista radicale Al-Gama’a al-Islamiyya, sheykh Abd El Maqsood, ha dichiarato halal – lecito per l’Islam – il sangue degli oppositori. La scena è stata mandata in diretta televisiva dai canali statali e dal portale egiziano della tv panaraba Al-Jazeera, ormai totalmente schierata con Mursi.  A confermare la presa di posizione di questa emittente è stata anche la sostituzione del programma di Alaa al Aaswani, celebre scrittore egiziano tra le fila dell’opposizione, con quella dell’ideologo della Gama’a al Islamiyya.

Dagli studi egiziani di Al-Jazeera Misr, questo network ha raccontato in modo parziale gli eventi degli ultimi giorni. Il 28 giugno ha dato ampio spazio alle manifestazione degli islamisti in sostegno a Mursi, ignorando quasi del tutto quanto accadeva in una piazza Tahrir che si andava riempiendo di oppositori. L’unico politico intervistato in studio è stato il noto dirigente dei Fratelli Musulmani, Mohammed El-Beltagi. La copertura del 29 ha seguito la stessa linea. Mentre tutti i canali privati raccontavano quello che accadeva a piazza Tahrir, dove centinaia di migliaia di cittadini egiziani chiedevano la caduta di Mursi,Al Jazeera Misr ha preferito parlare del traffico, intervallando interviste rivolte quasi esclusivamente a esponenti islamisti. Soltanto Al-Jazeera International, tra i vari canali della storica emittente del Qatar, si è distinta per un approccio piuttosto neutrale. 

Quanti hanno preso il telecomando in mano per accendere i canali privati vicini alle istanze di opposizione hanno visto tutta un’altra storia. Sin dal 28, On Tv ha fatto continue dirette da Tahrir mostrando la piazza rimasta strapiena e dando spazio ai giovani dei movimenti e alle figure di spicco dell’opposizione. Ha trasmesso tutte le conferenze stampa della campagna Tamarrod, tra cui quella del 29 Giugno, in cui è stato annunciato il raggiungimento di oltre 22 milioni di firme contro Mursi. Questo è stato infatti uno dei canali dove sono comparse numerose figure attive da sempre sul versante rivoluzionario. Da Amr Hamzawwy, politico appartenente a un partito di opposizione civile, allo scrittore Alaa al Aswani, passando per il coordinatore del Tamarrod Mohammed Badr.

La copertura del 30 non ha poi riservato sorprese sul versante mediatico, Al-Jazeera Misr e i canali islamisti hanno seguito l’unica piazza dove si ritrovavano i supporter di Mursi, mentre i canali anti-Mursi hanno seguito in diretta piazza Tahrir, dando spazio anche ai cortei che hanno attraversato interi quartieri del Cairo. In alcuni momenti, si è notata anche una grande differenza di luce nelle immagini che mostravano contemporaneamente le due piazze.  Mentre l’immagine della piazza raggiunta dagli islamisti era piena di sostenitori di Mursi, Tahrir appariva molto più scura e decisamente più vuota. Sorgono quindi i dubbi – non confermati – sull’utilizzo di immagini di repertorio.

On Tv, ma anche Al Tahrir CBC e Dream Tv hanno dato molto spazio all’opposizione laica, ma anche a numerosi esponenti di rilievo dei Fratelli Musulmani usciti dall’organizzazione ed ora molto critici nei suoi confronti. Da Kamal el-Helbawi, un compagno del fondatore della Confraternita Hassan al-Banna ed ex-portavoce per decenni dei Fratelli Musulmani in Europa all’ex vice della Guida Suprema Mohammed Habib, anch’egli molto efficace nella critica. Molto spazio ha avuto anche il giovane imam “rivoluzionario” di piazza Tahrir, Mazhar Shahin. La contro-narrazione andata in onda su questi canali privati che ha affiancato voci di anziani esponenti della Fratellanza a quelle di personaggi vicini alla piazza è stata molto efficace per decostruire il mito dell’islamicità dei partiti del cosiddetto islam politico. A riassumerla è anche un tweet di SandMonkey, da sempre attivista liberale: “attento mondo che l’Egitto ti manda un segnale: i musulmani stanno sfidando gli islamisti.”

"Haram!!Proibito!! Non è permesso!!"!

“Haram!!Proibito!! Non è permesso!!”!

Un pò di umorismo

Dopo un periodo che non usavo il mio blog, ritorno a postare. Per riprendere inizierei con delle vignette della famosa Do’a El ‘Adl, disegnatrice rivoluzionaria perseguitata dai governi che si sono successi dopo la rivoluzione, prima lo SCAF, il Consiglio Supremo delle Forze Armate e poi il governo Mursi. E’ stata denunciata per insulti al Presidente con Mursi, durante il cui governo si è raggiunto un numero maggiore di cause giudiziarie per questo tipo di reato che in 30 anni di Mubarak. Non si intende qui operare alcuna valutazione politica seria e scientifica, ma esporre solo alcuni fatti che devono essere conosciuti da chi legge queste vignette. Spero che nessuno si offenda perchè è un post per ridere e riflettere, senza alcun giudizio verso alcuno, ma in cui speriamo solo di raccontare divertendo.

La donna della caricatura si rivolge all'onda enorme e dice: "Il mio spirito non sarà mai sconfitto"

La donna della caricatura si rivolge all’onda enorme e dice: “Il mio spirito non sarà mai sconfitto”

A destra in alto: Il festeggiamento per il giorno della donna in Egitto: "1- Ispezioni di verginità" "2- Eliminazione e spoliazione" "3- Condanna in contumacia "Asmaa Mahfuz" " In alto a sinistra: "Dico basta medaglie per loro, non è mica necessario che lanciamo coupons dall'aereo"

A destra in alto: Il festeggiamento per il giorno della donna in Egitto:
“1- Ispezioni di verginità”
“2- Eliminazione e spoliazione”
“3- Condanna in contumacia “Asmaa Mahfuz” “
In alto a sinistra: “Dico basta medaglie per loro, non è mica necessario che lanciamo coupons dall’aereo”

In alto "Costituzione per tutti gli egiziani....!" "Cittadino di primo livello" Barbuto n.1, ometto podio n.2, donna podio n.6

In alto “Costituzione per tutti gli egiziani….!”
“Cittadino di primo livello”
Barbuto n.1, ometto podio n.2, donna podio n.6

La figura della caricatura porta scritto "'Adl""La Giustizia" sul vestito, e in alto è scritto: "In solidarietà a Doo'a al 'Adl": gioco di parole con il cognome di Doo'a, che si chiama Al 'Adl cioè "La Giustizia"

La figura della caricatura porta scritto “‘Adl””La Giustizia” sul vestito, e in alto è scritto: “In solidarietà a Doo’a al ‘Adl”: gioco di parole con il cognome di Doo’a, che si chiama Al ‘Adl cioè “La Giustizia”

"Nel modo della "figlia di Aknatun", le donne a Tahrir si tagliano i capelli in protesta contro la Costituzione"

“Nel modo della “figlia di Aknatun”, le donne a Tahrir si tagliano i capelli in protesta contro la Costituzione”

1 Maggio: Le lotte operaie in Egitto e l’aumento della conflittualità di classe. Una ricerca del Centro egiziano per i diritti economici e sociali (ECESR)

Il Centro egiImmagine 6 Aprile pugno chiusoziano per i diritti economici e sociali (ECESR)  ha pubblicato domenica 28 Aprile 2013 un nuovo rapporto che documenta gli scioperi che hanno avuto luogo in Egitto l’anno scorso

Secondo il rapporto, nel 2012, l’Egitto ha assistito a 1.969 proteste da parte dei lavoratori – nel  settore governativo e nei settori pubblici e privati ​​- che segna un notevole incremento rispetto al 2010, quando erano state registrate solo 530 proteste.

Le proteste del 2012 elencate nella relazione rappresentano uno dei più alti livelli di lotta sociale in tutto il mondo e comprendono manifestazioni, sit-in, blocchi stradali e scioperi.

Il trentasei per cento di queste proteste sono state organizzate per chiedere una migliore retribuzione – afferma il rapporto –  andando a sottolineare che sono attualmente in corso in Egitto circa cinque grandi proteste ogni giorno legate esclusivamente al campo del lavoro.

Il rapporto ha continuato ad affermare che 380 proteste si sono tenute per protestare contro la disoccupazione o per la richiesta di contratti di lavoro a tempo indeterminato.

Altre 70 proteste nel frattempo, erano state provocate da pratiche arbitrarie da parte del management nei confronti dei lavoratori.

Il rapporto inoltre ha citato circa 111 proteste contro le gestioni ‘corrotte’ o ‘fallite’ e ha citato altre 29 azioni nelle fabbriche nelle quali i lavoratori chiedevano il ritorno all’operatività di fabbriche e aziende, oltre alla riapertura di aziende che erano state ri-nazionalizzate tramite ordine del tribunale.

Attivisti per i diritti del lavoro e avvocati ECESR sono riusciti a vincere sentenze nei tribunali che ordinano la ri-nazionalizzazione di alcune grosse società privatizzate, tra cui Steam Boilers Company, Omar Effendi, Ideal, Assiut Cement, Nile Ginning Cotton Company, Shebin El-Kom Textiles Company, e Tanta for Flax and Oil. Queste sono state sicuramente delle grandi vittorie che hanno dato una forte spinta anche psicologica al movimento operaio egiziano.

Molti di questi verdetti, però, non sono mai stati applicati. Recentemente, il Primo Ministro Hisham Qandil è stato condannato a un anno di carcere con la sospensione per la mancata attuazione di una sentenza del tribunale amministrativo che aveva ordinato la ri-nazionalizzazione dell’egiziana Tanta for Flax and Oil Company.

Secondo un recente rapporto del Centro per lo sviluppo internazionale, una organizzazione egiziana per i diritti, l’Egitto sta assistendo a un forte picco di proteste sociali del lavoro e di altri, con 1.354 proteste registrate nel solo mese di marzo da 864 proteste nel corso del mese precedente. Ciò significa una media di 44 manifestazioni al giorno, ovvero 1,8 azioni di protesta ogni ora.

Il rapporto afferma inoltre che le proteste sono state effettuate da 40 diverse categorie sociali,  con la maggior parte delle proteste organizzate da individui politicamente non affiliati.

La stragrande maggioranza delle proteste riguarda diritti del lavoro e l’aumento dei prezzi del carburante, aggiunge il rapporto.

Negli ultimi due anni, aggiunge il rapporto, i grandi scioperi in Egitto hanno coinvolto lavoratori ferroviari, operatori del trasporto pubblico, medici e funzionari di polizia.

Dopo la Rivoluzione del 25 Gennaio che ha spodestato l’ex presidente Hosni Mubarak, le aspettative erano alte rispetto ai mali sociali ed economici dell’Egitto, mali che molti hanno visto come i fattori scatenanti della rivolta. Si auspicava la riduzione al minimo di queste inefficienze croniche, e ci si aspettava che le richieste di migliori condizioni di lavoro e salariali sarebbero state soddisfatte.

Secondo il rapporto ECESR, tuttavia, il numero degli scioperi è aumentato quando il presidente Mohamed Morsi dei Fratelli Musulmani  ha vinto le elezioni, essendosi in un primissimo momento alzate molto le speranze per la stabilità economica dopo mesi di incertezza. Ma la conduzione arbitraria, di stampo neoliberista e anti-operaia di Mursi, circondato da una corte di business-men in ottimi rapporti con Washington e che si basano su una visione corporativista, capitalista e neoliberista, condita con un pizzico di carità in omaggio alle prescrizioni coraniche, ha causato una tempesta di scioperi e proteste.

Tuttavia, dal 2011, l’Egitto ha invece visto una debolissima crescita economica e un forte aumento del costo della vita. I tentativi del governo di ridurre i sussidi hanno portato anche ad un aumento generale dei prezzi per i servizi di base, compresa l’energia elettrica e il gas naturale.

In più la valuta locale ha subito una forte svalutazione di quest’anno a causa di calo delle riserve in valuta estera.

Il governo sta cercando di modificare un piano di riforma economica nella speranza di ottenere un prestito di 4,8 miliardi dollari dal Fondo monetario internazionale, dopo che il FMI aveva considerato un piano precedente presentato dal governo Mursi come ‘debole’. Una versione modificata del piano prevede di ridurre ulteriormente le sovvenzioni energetiche e aumentare le tasse di vendita.

Purtroppo i partiti di opposizione, con le sole nobili eccezioni della “Corrente Popolare” del nasseriano Hamdin Sebbahi, dell’”Alleanza Popolare Socialista”, formazione di sinistra nata con la rivoluzione e forse il partito che ha raccolto più militanti rivoluzionari, non h fatto nulla per collegarsi alle lotte operaie e di categoria. Solo queste due formazioni, che rappresentano la sinistra dello schieramento politico stanno lavorando con i sindacati autonomi, ancora non regolarizzati da un ministro del Lavoro che non sopporta il conflitto, ma che nulla può di fronte alla fiera ribellione dei lavoratori egiziani.

Tutto questo in una situazione politica esplosiva e con il paese sull’orlo della fame, ci indica che presto in Egitto, a nostro avviso scoppierà una nuova fase rivoluzionaria dirompente. La rivoluzione in realtà non é mai finita, e gli stessi attivisti continuano giustamente a ripetere che la “rivoluzione continua”, “al thawra mustamirra”. Ma forse presto assisteremo ad un tale livello di conflittualità, dovuto al deteriorarsi delle condizioni materiali di vita a livelli talmente insopportabili che la rivolta generalizzata non può che diventare il naturale sbocco di queste contraddizioni e della rabbia di una popolazione affamata. Un anno fa scrissi che l’Egitto presto avrebbe assistito alla “rivolta della fame”.  Ho la sensazione che il momento si stia avvicinando.

Intervista radiofonica a Paolo Gonzaga sul processo a Mubarak in Egitto

Al seguente link c’é la mia intervista telefonica a radio città fujiko di Bologna sul processo a Mubarak e la situazione in generale in Egitto.

Intervista a Paolo Gonzaga sulla situazione in Egitto e processo Mubarak per Radio Città Fujiko

http://http://www.radiocittafujiko.it/news/mubarak-alla-sbarra-e-l-egitto-in-crisi

 L’articolo pubblicato sulla base dell’intervista é il seguente:

 

In apertura della prima udienza del nuovo processo per la morte di oltre ottocento manifestanti della rivoluzione, il presidente della Corte d’Assise Mustafa Hassan Abdalla ha annunciato la sua rinuncia. La rabbia dei parenti delle vittime e il Paese sull’orlo della crisi.

 

I legali delle famiglie dei “martiri” hanno contestato il giudice, lo stesso che ha assolto tutti gli imputati nel processo per la cosiddetta “battaglia dei cammelli”, dove morirono oltre 800 persone, vittime degli scontri tra rivoluzionari e polizia.

Soddisfatti della decisione i Fratelli musulmani. Secondo varie fonti legali, il nuovo processo potrebbe richiedere mesi perché sono oltre 30 mila i faldoni da esaminare.

La procura ha trasmesso alla Corte rinunciataria gli atti della commissione d’inchiesta sulle uccisioni e che stando alle indiscrezioni pubblicate dal quotidiano The Guardian rivelano pesanti responsabilità delle forze armate, tra cui violenze e torture.

Il rischio di scarcerazione del ex leader egiziano è però lontana, visto che il rais è implicato in altri processi per corruzione. Per il momento rimarrà in prigione. Nel primo processo Mubarak e il suo ex ministro dell’Interno Habib el Adly sono stati condannati all’ergastolo.

Intanto la situazione della popolazione egiziana peggiora: iniziano a scarseggiare i generi di prima necessità e già si parla di possibile “default” statale nel giro di poco più di tre mesi. Continua anche la repressione dei media e dell’opinione pubblica: emblematico il caso di Bassem Yussef, un comico egiziano che conduce una delle più popolari trasmissioni di satira, Al-Barnamag.

Le accusa per lui sono state di reati d’opinione tra cui diffamazione al presidente Mohammed Mursi, per cui ha già subito un arresto ed è stato rilasciato su cauzione.
Durante il suo programma di satira Bassem aveva condannato la deriva autoritaria del governo di Mursi e dei Fratelli Musulmani, ricordando anche gli attivisti e giornalisti che sono in prigione per aver lottato in nome della libertà di espressione.

http://http://www.radiocittafujiko.it/news/mubarak-alla-sbarra-e-l-egitto-in-crisi

 

 

Video

Quello che i massmedia non vi fanno vedere: Pistole e violenze al Cairo- Immagini shoccanti! Spari tra gli opposti cortei

Ragazzo affronta il corteo dei Fratelli Musulmani alla carica

Black Bloc egiziani

In Egitto la rivoluzione continua davvero, ma il sangue scorre sempre di più e la violenza e polarizzazione politica sono arrivati a livelli inimmaginabili. Le immagini dei video che sto per porporre potranno impressionare qualcuno. Queste sono le immagini di una giornata, venerdì scorso, che ha visto degli scontri terribili fra i militanti dei Fratelli Musulmani che manifestavano per la “pulizia” della Magistratura e i rivoluzionari di Piazza Tahrir, che visto dalla Piazza (ancora occupata arrivare il corteo islamista sul ponte 6 Ottobre, hanno immaginato il tentativo poi avvenuto di sfondamento da parte dei militanti della Fratellanza

http://www.youtube.com/watch?v=x6n4FdaD8Ew&list=PL0K2D0QdaP6AhF9E5Iwa-u0iDJmZmchQS&index=24

Ancora più shoccanti le immagini di questo video in cui i Fratelli Musulmani quasi linciano vivo un giovane oppositore, quando il giovane massacrato, non si sa come riesca a camminare dopo tutte quelle botte e bastonate e sprangate sembra quasi riuscire a mettersi in salvo, un fanatico con la fascia verde in testa, approfittando della totale incapacità ormai di reagire del ragazzo, lo riporta tra i suoi carnefici. Temo che sia uno dei morti della giornata, anche se in un video successivo ancora vedremo un vero linciaggio da parte dei Fratelli Musulmani.

http://www.youtube.com/watch?v=qW_h4Fzlni8&list=PL0K2D0QdaP6AhF9E5Iwa-u0iDJmZmchQS

(video del linciaggio, guardate fino alla fine, sono immagini terribili ma va documentato quello che accade senza che nessun giornale lo riporti)

E poi vediamo ancora, prima dei giovani rivoluzionari di cui uno con pistola e poi giovani dei Fratelli Musulmani che maneggiano armi artigianali e sparano dal ponte….

http://www.youtube.com/watch?v=NoTLsLdxj6I&list=PL0K2D0QdaP6AhF9E5Iwa-u0iDJmZmchQS

Concludiamo questa carrellata sulle violenze che stanno animando ormai ogni manifestazione, dell’una o dell’altra parte, con un giovane dei neo-nati Black Bloc egiziani, (di cui alcuni stanno già finendo arrestati con una caterva di imputazioni da ergastolo o pena di morte. In realtà i BB egiziani nascono per difendere i cortei dalle milizie islamiste e non non fanno vandalismi, ma solo azione diretta ) e altri rivoluzionari anch’essi armati e sparano sul ponte colmo di manifestanti dei Fratelli Musulmani.

Una violenza simile non si era mai vista in Egitto e domani, venerdì 25 Aprile é previsto il “ritorno” dopo l’andata, nel senso che i Fratelli Musulmani hanno indetto nuovamente una manifestazione, esattamente come questa, per gli stessi motivi: abbassare per legge l’età massima per poter praticare la magistratura da 65 a 60 e quindi il pre-pensionamento, chiamato molto apertamente dagli stessi Fratelli Musulmani “l’epurazione della magistratura” (tathiir al quda’a) in teoria dai magistrati filo-mubarakiani, in pratica un altro colpo all’indipendenza della magistratura. Perché é vero che molti magistrati vicini all’ex-regime di Mubarak se ne andranno grazie a questa legge, ma é altrettanto vero che i processi contro gli attivisti continuano, contro i mass-media , contro alcuni presentatori satirici e non (noto il caso di Bassem Yussef), fumettisti, giornalisti, scrittori, intellettuali….e poi l’abbassamento d’età non risolve molto mentre é una pesante intrusione nell’indipendenza della magistratura.

http://www.youtube.com/watch?v=wNtwMeJAwQQ&list=PL0K2D0QdaP6AhF9E5Iwa-u0iDJmZmchQS

 

 

Immagine

Libro sui Fratelli Musulmani in Egitto

Libro sui Fratelli Musulmani in Egitto

Il mio libro “Islam e democrazia- i Fratelli Musulmani in Egitto”, é l’unico saggio italiano dedicato ai Fratelli Musulmani egiziani, in parte ai salafiti e quindi all’area dell’islam politico in Egitto. Parte dalla nascita, dall’ideologia e ripercorre la storia del movimento della “Fratellanza” passando attraverso le varie epoche che hanno caratterizzato l’Egitto, dal 1928, data di fondazione dell’associazione dei “Fratelli Musulmani” da parte del pio insegnante Hassan al Banna, e descrive le evoluzioni del movimento con la repressione di Nasser, con l’apertura e tregua nel periodo di Sadat, e con le fasi alterne di repressione-tolleranza nel periodo di Mubarak, fino alla Rivoluzione del 25 Gennaio, e ancora il periodo immediatamente susseguente in cui i Fratelli Musulmani determinano la linea odierna , cambiando volto e mettendo fine alla pluralità interna che la caratterizzava. Ciò culmina con l’espulsione di numerosi rappresentanti riformisti. Il saggio mantiene una impressionante attualità ed é fortemente consigliato per chi voglia capire esattamente cosa sono i “Fratelli Musulmani”, cosa pensano, cosa vogliono...

Il libro é in vendita in via eccezionale a 7 euro per copia, escluse le spese di spedizione. Il retro-copertina recita: “Non si può comprendere pienamente l’Egitto moderno e contemporaneo senza conoscere il movimento popolare dei Fratelli Musulmani, fondato alla fine degli anni ’20 da un insegnante molto carismatico, Hassan Al Banna. Il movimento dei Fratelli Musulmani è sempre stato molto attivo a livello educativo e sociale, oltre che politico, creando reti di contropotere e guadagnandosi le simpatie di vaste fasce di popolazione. Nell’Egitto dell’attuale rivoluzione da un lato, la caduta di Mubarak con il contributo dei Fratelli Musulmani, ha aperto enormi spazi all’azione del gruppo, da un altro lato però, la fine della repressione indiscriminata e perciò la possibilità di un dibattito interno più sincero, stanno facendo emergere tutte le differenze. Nuovi partiti politici stanno nascendo… i Fratelli Musulmani sapranno mantenere l’unità formale che li ha caratterizzati fino ad ora? Sarà un partito politico più vicino all’Akp turca o all’Hamas palestinese, entrambe formazioni con radici nel movimento della Fratellanza, ma con evoluzioni completamente diverse?”

Video

http://arabmediareport.it/video-this-is-my-privacy-studentesse-giordane-contro-le-molestie/

Basta un video di due minuti e mezzo sulle molestie sessuali per creare un dibattito che riecheggia da dieci mesi nell’opinione pubblica giordana. This is my privacy , questa è la mia privacy, è il nome del filmato girato il 9 giugno scorso da un gruppo di studentesse dell’Università della Giordania, guidate dalla professoressa Rula Qawas, ex preside della Facoltà di Lingue dell’Università di Amman che a causa del boato provocato dal video è stata costretta a lasciare la sua posizione.

All’interno del corso di teoria femminista tenuto dalla Professoressa Quawas, alcune studentesse hanno voluto mostrare le molestie verbali che ricevono quotidianamente dai ragazzi nel campus. “Posso portati a casa?”, “Che ne dici di una ‘corsa’ per 50 dinari?” sono solo alcune delle frasi che infastidiscono le giovani.

Ad accendere la miccia sono stati gli insulti diretti alle autrici del video che hanno ricevuto però anche sostegno da parte di alcuni uomini giordani autocritici. Il dibattito è stato subito ripreso dai media tradizionali. A luglio, Majed Toba, editorialista del quotidiano Al-Ghad, ha sottolineato la necessità che i media e la società giordana affrontino apertamente il fenomeno delle molestie sessuali, smettendo di limitarsi al rimprovero della vittima.

Una delle reazioni socialmente e mediaticamente più rilevanti è stata la creazione, da parte di un gruppo di ex studentesse della professoressa, di Supporting Rula Quawas & Academic Freedom ,una piattaforma online in suo sostegno. Il sito, che raccoglie sotto forma di diario gli articoli e i post dei social media a sostegno della professoressa vuole “denunciare una società che preferisce silenziare il problema e denunciare la decisione del presidente dell’università che non dovrebbe rappresentare l’approccio della più antica istituzione accademica del paese”. Inoltre ha lo scopo di “sostenere una rivoluzione nel mondo accademico.”

La principale accademia giordana è un ambiente ancora fortemente conservatore. A confermarlo non è solo la reazione del presidente che ha accusato il video di disonorare l’università, ma anche l’ondata di proteste contro il video susseguitesi nel corso delle settimane. L’attacco più eclatante contro la professoressa Quawas è stato sferrato lo scorso novembre dal professore Amjad Qourshah, assistente del corso di religioni comparate. Usando la sua pagina Facebook, ha rivolto un appello agli studenti affinché firmassero una petizione finalizzata al licenziamento della collega.

La protesta organizzata dal professor Qourshah è stata pubblicata da un articolo del Jordan Times il 29 novembre, in cui venivano riportati i suoi commenti sulla vicenda: “il video contiene espressioni inappropriate e non offre né soluzioni nè interviste con le studentesse per capire da loro perché il fenomeno si verifica e cosa può essere fatto per porgli fine”.

Mentre, l’articolo di Rania Sarayreh apparso il 1 dicembre sul quotidiano Al-Ghad ha sottolineato anche le voci di protesta femminili contro il video. Alcune studentesse erano presenti alla manifestazione mostrando cartelli come il seguente: “no a video dannosi … castità per l’Università della Giordania”. Supporting Rula Quawas & Academic Freedom non ha esitato a mostrare il sostegno alla professoressa, come conferma il commento facebook di Rana: “Dr. Amjad cerca di negare l’esistenza di questo problema sociale. Ignorare il fenomeno delle molestie sessuali causerà il suo ripetersi e la sua accettazione da parte della nostra società ipocrita…Invece di ammettere l’esistenza del problema e trovare una soluzione prima che degeneri, si cerca di proteggere una reputazione già compromessa”.

A lanciare una petizione a difesa di Rula Quawas è stato anche un ex professore della University of Jordan, Fuad Bajjali, utilizzando la piattaforma internazionale change.org. All’inizio di dicembre è apparso su uno dei principali blog giordani, 7iber.com, il post “Harass me, if you can” di un’ex studentessa dell’Università della Giordania, Raghda Butros. Il pezzo ha generato molto reazioni sulla rete per la franchezza con cui l’autrice racconta la sua esperienza all’università e con cui esprime le sue opinioni sul tema delle molestie. In uno dei passaggi più interessanti si legge: “quello che mi colpisce ora come strano è come e perché abbia sopportato le molestie durante i quattro anni di università, come se fosse normale o inevitabile. Accadeva a tutte le donne, velate e non velate, tuttavia non conosco una singola donna, inclusa me stessa, che abbia riferito questi comportamenti, o che abbia pensato di farlo”. Infine, conclude dicendo: “ora so che il vero pericolo non è parlare, ma rimanere in silenzio”.

Nel giro di pochi giorni This is my privacy si è trasformato da un semplice compito universitario a un vero e proprio detonatore dell’opinione pubblica giordana su uno dei principali taboo sociali del paese. La produzione del video è avvenuta nel corso di un anno, il 2012, che ha visto nel contesto regionale il lancio della campagna The uprising of Women in the Arab world, la rivolta delle donne nel mondo arabo. Servendosi dell’omonima pagina facebook, questa ha l’obiettivo di creare una piattaforma di solidarietà con e fra le attiviste dei diversi paesi per evitare che le loro lotte rimangano isolate.
Se non è ancora chiaro fino a che punto il vento delle primavere arabe abbia contagiato la Giordania, è evidente che This is my privacy abbia portato The Uprising of Women in the Arab World nel regno di re Abdullah II.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.